«Così sono nati i miei libri a colazione»
Stefania Soma, diventata su Instagram Petunia Ollister, racconta la sua storia
CARPI. Si chiama Stefania Soma ma è per tutti Petunia Ollister, ritrae su Instagram i #bookbreakfast, libri all’ora di colazione. Pubblica anche tutte le domeniche un consiglio di lettura su “Robinson Repubblica” e racconta Torino con gli occhi di una marziana per “La Stampa”. Stefania (o Petunia) sarà ospite della Festa del Racconto a Carpi anche oggi. Abbiamo parlato con lei per capire come amore per i libri ed utilizzo dei social possono incontrarsi e ‘collaborare’ in modo vincente.
Come è nato il “progetto” Petunia Ollister?
«Petunia Ollister - risponde - nasce quasi dieci anni fa, nel momento in cui decido di iscrivermi ai social. Ai tempi mi occupavo di conservazione dei beni culturali e iscrivermi a Facebook, Twitter e Instagram mi sembrava un ‘gioco’ poco adatto a una persona seria come me. Un giorno un amico ha inventato per me il nome Petunia e come cognome abbiamo pensato che dovesse cominciare per O, in onore di Jackie O; porto sempre dei grandi occhiali da sole come i suoi. Petunia viene prima dei #bookbreakfast. A gennaio del 2015 mi sono trovata improvvisamente senza il lavoro più impegnativo che avevo. Le mattine hanno smesso di essere delle corse a ostacoli verso l’ufficio, mi sono trovata con moltissimo tempo libero. Il giorno in cui sfogliando un libro mi sono resa conto che la copertina era dello stesso colore della tazza della colazione, ho deciso in un secondo di fotografarlo in pianta, prendere una scala, fare lo scatto, caricarlo su Instagram. Da lì è cominciato tutto».
Cosa pensi possa offrire Instagram a chi ama leggere?
«I profili Instagram sui quali si parla di libri si sono moltiplicati. Alcune persone fanno delle brevi recensioni direttamente nel testo della foto su Instagram, altri annunciano un post sul blog. Altri ancora, tra i quali rientro io, fanno brevi citazioni dal volume ritratto e rimandano il giudizio direttamente alla persona che vede il post e legge l’estratto. È come se ci si trovasse davanti a una gigantesca libreria nella quale curiosare. Molte persone che mi seguono mi raccontano di essere tornate in libreria dopo anni, proprio perché incuriosite dai consigli di alcuni instagramer. Sicuramente non è un modo convenzionale, ma ha una sua efficacia ed è adeguato al cambio di paradigma comunicativo a cui abbiamo assistito negli ultimi cinque anni».
Come scegli i libri?
Come tutti: guardo le copertine e leggo le sinossi. Quelli che poi leggo e mi piacciono finiscono anche su Instagram. Il vantaggio di lavorare da sola è che tutto avviene a mio insindacabile giudizio».
Quanto impieghi per realizzare un post?
«Il post parte da lontano: prima leggo il libro poi lo metto in bella mostra e man mano inizio ad accumulare accanto a lui tutti gli elementi che mi sembrano in tono con lo scritto e la grafica di copertina. Tutto è inserito in una perfetta nuance cromatica. Scelgo poi quale colazione abbinare, cerco gli ingredienti. Quando c’è una luce che mi sembra adatta allestisco il set, porto la scaletta accanto al tavolo e inizio a scattare aggiustando la posizione degli oggetti. Ne faccio più o meno una quarantina fino a che non sono soddisfatta. Poi seleziono l’immagine migliore, ottimizzo contrasto e luminosità in postproduzione e poi carico su Instagram senza filtri, perchè snaturano troppo le immagini».
«Infine - conclude - vado a scorrere tutti i brani selezionati durante la lettura per cercare il più adatto da usare come didascalia e condivido su Instagram. Non è un lavoro immediato: lo scatto richiede qualche ora, la ricerca di quello che voglio abbinarci anche. Per non parlare della lettura del libro».
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