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Aristarco da Amemì spiega le “fake news” col suo nuovo libro

Aristarco da Amemì spiega le “fake news” col suo nuovo libro

MIRANDOLA. Oggi 1 giugno alle 17.30 la libreria Amemì ospita Daniele Aristarco (nella foto) che presenta “Fake! Non è vero ma ci credo” di Einaudi ragazzi. L’evento è aperto a tutti. Il tema delle...

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MIRANDOLA. Oggi 1 giugno alle 17.30 la libreria Amemì ospita Daniele Aristarco (nella foto) che presenta “Fake! Non è vero ma ci credo” di Einaudi ragazzi. L’evento è aperto a tutti. Il tema delle bufale e delle notizie false non è certo un problema solo di questo periodo. Con l’autore si parlerà proprio di bugie, menzogne, falsi storici, raccontati però con la grazia che contraddistinguono tutti i testi di Aristarco.

Qual è secondo te la differenza tra bugia e menzogna?

«Ho sempre pensato che a distinguerle intervenga il tempo. La bugia è un’affermazione truffaldina, a volte di poco conto, altre volte gravissima. Eppure il dibattito intorno a una bugia si svolge nel presente. La menzogna è una bugia che resiste nel tempo e che, finalmente, a un certo punto viene riconosciuta come tale. Eppure, nonostante sia stata smascherata, talvolta mantiene un “potenziale insidioso”. Diventa necessario, allora, continuare a difendersene, a denunciarla. Il termine “menzogna” mi fa pensare ai versi di “Addio Lugano bella”, ma tu che ci discacci con una vil menzogna, (anche adesso, mentre scrivo, la canticchio sotto i baffi)».

Cosa hai notato presentando Fake!, cosa colpisce i bambini e i ragazzi e gli adulti?

«Quando infilano in tasca quella scatola di plastica (lo smartphone) da “persone” i ragazzi si trasformano in “consumatori”, pedinati e sedotti da molti venditori di vario genere di mercanzie. I miei lettori restano sempre molto colpiti dalle implicazioni di questo passaggio, spesso fatto in giovanissima età e con poca consapevolezza. Assieme ragioniamo sulla delega a parte della propria libertà e alla rinuncia a quella grande porzione di intima, preziosa, fragilissima identità. E assieme proviamo a immaginare un mondo per riappropiarcene».

Monica Tappa



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