La fotografia abbraccia altre arti
Alla Galleria Verolino recenti opere di Fabio Sandri, Davide Tranchina e Paolo Ventura
MODENA. La fotografia cerca e trova contaminazioni con la pittura e la grafica. È il senso della mostra di Fabio Sandri, Davide Tranchina e Paolo Ventura, fino al 24 giugno, alla Galleria Verolino, in via Farini 70. L’immagine si fonda sulla fotografia per poi connotarsi di altre tecniche e offrirsi ad approfondimenti ponderati, con la possibilità di parlare diversi linguaggi, allargando l’ampiezza del repertorio figurale e, forse, antifigurale. È una indagine interna alla fotografia che ama liberarsi dalla realtà empirica, riconoscibile, per alimentarsi di una individuale energia, definibile come arte di sperimentazione contemporanea. «L’immagine - nota il curatore Luca Panaro – si sottrae al compito di guardare il mondo esterno in modo mimetico, perde cioè interesse nell’informare il fruitore sul dato reale. In questo modo abbraccia l’idea di una indagine interna che lascia spazio all’immaginazione e a una nuova attenzione per i materiali di cui si compone l’immagine». L’esperienza della scenografia porta nelle sue opere Paolo Ventura (nel 2011 alla Biennale di Venezia) che parte dai modellini di progettazioni teatrali che affida alla fotografia su cui interviene con il colore. L’artista milanese, che lavora anche in Toscana, non rinuncia a farsi partecipe dello spettacolo, nei panni di pagliaccio su fondo dorato e in tante figurine di “travestimento” ritagliate che costituiscono una sorta di “défilé” sulla scena del mondo. Suo anche “Il funerale di una anarchico”, con richiami all’impegno sociale e letterario. Tavole nutrite di gesso bianco costituiscono per Fabio Sandri le matrici per immagini che accolgono la parte grafica del disegno e si manifestano come traccia di qualcosa. Un’operazione che si caratterizza per “concezione scultorea del medium fotografico”. Il contatto, grazie ad una fonte luminosa, consente per l’artista di Valdagno, che rinuncia all’impiego della fotocamera, di ottenere, anche per materia fotosensibile, un affioramento sulla superficie di impronte di natura informale. Di configurazione astratta sono le polaroid di Davide Tranchina, anche quando si connotano di lampioni e della bandiera tricolore colti sulla via Emilia e al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia. L’artista bolognese che vive pure a Milano riesce, con sguardi dalla finestra nell’Isola del Giglio, a coniugare cielo e mare in una continuità di purezza di immagini di piccolo formato. È la ricerca del nuovo che non nega il valore dell’esperienza di amante del mare, tanto che due vascelli nascono, nel miracolo della luce, da tracce del contatto diretto con la carta.
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