Gazzetta di Modena

Musica e solidarietà a Modena, Benji & Fede scalano le classifiche

di Nicola Calicchio
Musica e solidarietà a Modena, Benji & Fede scalano le classifiche

Decidere di impegnarsi gratuitamente per gli altri può dare una svolta alla vita, sia in campo lavorativo che personale. Fare volontariato permette di mettere alla prova sul campo i propri talenti

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MODENA. Decidere di impegnarsi gratuitamente per gli altri può dare una svolta alla vita, sia in campo lavorativo che personale. Fare volontariato permette di mettere alla prova sul campo i propri talenti, e di apprendere nuove competenze.

Se si agisce insieme ad altri, come spesso capita, si possono mettere in comune le esperienze e imparare da chi già sa fare cose nuove. Facendo volontariato con i giovani, soprattutto con i bambini, è possibile contribuire a migliorare il loro futuro concretamente.

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Ne sanno qualcosa Benji & Fede che oggi si sono meritati la copertina dell'inserto settimanale del Corriere della Sera del martedì “Buone Notizie - L'impresa del bene”. E non per meriti musicali ma per l'attività di volontariato. Infatti, i due ragazzi modenesi, il Natale scorso, fecero visita ai bambini del reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico.

Ad attenderli, oltre ai bambini, anche i loro genitori ed i medici. Benjamin Mascolo e Federico Rossi risposero alle loro domande, firmarono autografi e portano regali per tutti. Da quella esperienza è nata la canzone “Da grande”, inserita nel loro ultimo album “Siamo solo noise”, che inizia proprio con le voci dei bambini del reparto oncologico modenese. Stasera Benji & Fede saranno tra i premiati all'Arena di Verona per i Wind Music Awards, dove riceveranno il Disco di Platino per il loro ultimo lavoro discografico. «Fu il nostro batterista ad informarci che c’era la possibilità di visitare e suonare nel reparto oncologico del Policlinico - ricordano - C'erano tanti bambini e bambine che avevano espresso il desiderio d'incontrarci e, quando siamo tornati a casa per Natale, ci siamo andati subito. Una cosa molto emozionante tanto che ne è nata una canzone».

Ci sono state storie che vi hanno toccato?

«Quando si fa un'esperienza del genere bisogna essere aperti ad un altro tipo di emozione. In tre ore siamo entrati nelle vite di diversi genitori, vite che ci hanno commosso. Il papà di una bambina di 22 mesi di San Giovanni Rotondo ci ha spiegato la malattia della sua bambina. E ci ha fatto vedere foto che ci hanno colpito molto. Nei suoi occhi c'era una grande forza d'animo».

Avete intenzione di ripetere l’esperienza?

«Sicuramente. Noi ci siamo tornati anche tre o quattro giorni fa senza che nessuno sapesse niente. Non ci piace fare queste cose sotto i riflettori. Ci piace per il piacere di farlo e non per farci vedere. Ormai è un legame che abbiamo allacciato e che proseguiremo».

A volte solo toccando con mano si possono capire tanti problemi.

«Solo parlando con le persone e guardandole negli occhi si possono ricevere tante emozioni positive. Il dolore lo si capisce solo toccandolo con mano. Se noi riusciamo a portare un sorriso a chi è meno fortunato di noi, vuol dire che la strada è quella giusta da percorrere».

Questo dimostra ancora una volta lo stretto legame che avete con Modena.

«È la nostra città ed è per questo che non ci siamo trasferiti a Milano. Vogliamo fare musica provando le emozioni che solo certi angoli della città sanno dare. Siamo con le nostre famiglie, con i nostri amici, con i nostri ricordi. Per noi è questa una cosa speciale».

Il vostro pubblico è fatto di giovanissimi e dovete essere un esempio positivo.

«È una bella responsabilità ma al tempo stesso ci riempie di orgoglio. Questo fatto sprona anche noi a non sbagliare ma a mandare messaggi positivi, specialmente ai più piccoli».
 

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