Corona: "La memoria? Vinta dal nichilismo del terzo millennio"
MIRANDOLA. «La memoria? Ognuno la vede a modo suo, c’è addirittura chi nega l’Olocausto, quindi è un argomento delicato. A Mirandola mi metterò in gioco e spiegherò l’argomento in generale, sarebbe...
MIRANDOLA. «La memoria? Ognuno la vede a modo suo, c’è addirittura chi nega l’Olocausto, quindi è un argomento delicato. A Mirandola mi metterò in gioco e spiegherò l’argomento in generale, sarebbe troppo semplice parlare della mia amata montagna. Invece voglio mettermi in gioco». Mauro Corona, scrittore, sculturo, alpinista (ha aperto 300 nuovi tracciati sulle Dolomiti), sarà al Festival della Memoria quest’oggi, alle 19, al teatro della Memoria con un incontro dal titolo “Memorie di storie di un tempo”.
La carriera letteraria di Corona inizia nel 1997 e da allora lo scrittore ha vinto importanti riconoscimenti: nel 2011 con “La fine del mondo storto” (Mondadori) riceve il Premio Bancarella e, tre anni più tardi, il Premio Mario Rigoni Stern. All’estero, i suoi libri sono tradotti in spagnolo, tedesco e cinese.
Corona, cos’è per lei la memoria?
«Il premio Nobel russo Joseph Brodsky diceva che l’amore sostituisce la memoria, ma bisogna vedere come si usa perché la memoria è la storia. Occorre fare tesoro di ciò anche se ovviamente ognuno vede l’argomento a modo suo. Io penso che la memoria vada imbalsamata».
Cosa intende?
«Vede, ora sono in treno e ci sono tanti ragazzi nessuno dei quali ha in mano un libro. Tutti usano lo smartphone e io penso che abbiano uno scarso interesse per la memoria: non sono stupidi, sono indifferenti. Non si interessano alla memoria, è il nichilismo del terzo millennio: mangio, bevo e mi godo la vita e chi se ne frega di quel che viene dopo. Per questo la memoria va tenuta presente, appunto magari imbalsamandola, perché è un tesoro prezioso».
Quali sono i metodi per farlo?
«Se un bel giorno qualcuno non avesse inventato la fotografia oggi non sapremmo com’era Longarone prima della tragedia del 1963, oppure senza il cinema non conosceremmo i paesaggi di primo ‘900. Prima di Cristo, in Grecia, si tramandava la memoria oralmente e da lì è poi nata l’epica. Per questo serve tramandare le tradizioni e la cultura».
Quali sono i pericoli che vede più imminenti e gravi?
«È fondamentale che non si perda la memoria, vedo che ai ragazzi di quindici anni non interessa nulla ad esempio della tragedia del Vajont. Noi a 15 anni eravamo diversi, ci insegnavano la sacralità della memoria, portare un fiore su una lapide era importante».
Anche la morte come concetto è cambiata?
«Certo oggi la morte ha meno valore, non si addestrano più le giovani generazioni ad avere rispetto e a mantenere conoscenza del passato. La civiltà sta cambiando, non ci si addestra più a non dimenticare. Oggi l’uomo geneticamente è molto cambiato e praticamente è diventato l’usa e getta di se stesso».
Corona oltre che un importante intellettuale - parola che lo rabbrividire - è diventato un personaggio televisivo molto richiesto. I suoi pensieri sul piccolo schermo si mischiano a scherzi - ultimamente con Bianca Berlinguer di “Carta bianca” - e a strane richieste. L’ultima riguarda la Ferrari, con Corona che ha fatto una strada richiesta all’azienda di Maranello. “Ferrari perché non produci una motosega fuoriserie del Cavallino da 5mila euro? Potrebbe sbaragliare la concorrenza del settore. Così quando mi chiedono che macchina ho potrei rispondere che ho una Ferrari!”.
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