La “Trilogia del tavolino” chiude i cinque giorni di “Città e Città” a Modena
Il festival “Città e Città” chiude al Teatro Drama (via Buon Pastore 57) con la “Trilogia del tavolino”, tre spettacoli in scena oggi alle 17, 19 e 21.
MODENA. Il festival “Città e Città” chiude al Teatro Drama (via Buon Pastore 57) con la “Trilogia del tavolino”, tre spettacoli in scena oggi alle 17, 19 e 21. Tre storie differenti con sostanziali elementi in comune: due attori e un tavolino, il comico, un copione che istiga all’improvvisazione, un cadavere, luci discrete, musiche assenti. L’inizio alle 17 è con “La vita ha un dente d’oro” con la regia di Claudio Morganti e la drammaturgia di Rita Frongia (produzione Esecutivi per lo spettacolo). Due uomini, seduti a un tavolino, conversano. L’atmosfera potrebbe ricordare a tratti “L’uomo dal fiore in bocca”, di Luigi Pirandello uno stare insieme nella notte per una manciata di minuti, lasciando galleggiare segreti e parole. Ci sono le carte da gioco, una bottiglia, un faro, un cane invisibile. È così che succedono le cose nella vita che passa, anzi, che resta mentre noi passiamo. In scena Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur.
Alle 19 “La Vecchia”. In scena Marco Manchisi e Stefano Vercelli, con la drammaturgia e la regia di Rita Frongia (produzione Artisti Drama). “La Vecchia” è una commedia audace, per attori in ascolto, che fa ridere e pensare, in equilibrio tra ironia e malinconia, tra leggerezza e profondità. Gli attori, seduti a un tavolino, tentano di sconfiggere la morte. Una caricatura divertente e amorevole dell’umanità di oggi.
Per finire alle 21 “Gin Gin (di cosa si parla quando si parla)”. Definita una commedia con dramma in penombra. Con Angela Antonini e Meri Bracalente e la drammaturgia e regia di Rita Frongia (coproduzione Artisti Drama ed Esecutivi per lo spettacolo). Le attrici recitano la parte di due sorelle. Una canta nei night club e l’altra vende cagnolini di stoffa fatti a mano. La madre, il night, le storie da bambine, il cinema, la politica… la chiacchiera è scossa da rivelazioni involontarie, da attriti imprevisti. In questa commedia con dramma in penombra non può mancare un cadavere. Dove prendiamo le parole che diciamo? La chiacchiera è come un fiume di montagna, trascina detriti, eventualmente un cadavere ma scorre anche acqua fresca.
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