Memoria e teatro a Mirandola: Galiena spiega un diktat dell’attore
Si conclude con l'ultima giornata il Memoria Festival in corso a Mirandola. Tra gli ospiti Anna Galliena
MIRANDOLA. Ogni giorno, migliaia di persone imparano a memoria un brano: lo fanno per affrontare un esame, per entrare in una scuola, per preparare un discorso, per sostenere un colloquio o un’audizione qualsiasi. Per l’attore, poi, la pratica della memoria è fondamentale. E proprio un'attrice, Anna Galiena, è ospite, alle 16 di oggi, domenica 10 giugno, alla Tenda della Memoria del Memoria Festival che arriva alla sua giornata conclusiva.
A Mirandola l'attrice esplora i legami tra memoria e recitazione dialogando con Mario Patanè, organizzatore del festival, e col critico e studioso di cinema Ennio Bispuri. «Farò anche una lettura, che ha a che fare con la memoria, tratta da un libro scritto dal produttore, regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro - spiega la Galiena - Poi avrò un colloquio con Patané e Bispuri riguardante l'attore e la memoria, il palcoscenico e la memoria».
Per un attore o un'attrice la memoria è un elemento fondamentale ed imprescindibile...
«Diciamo che è tutto per fare questo lavoro, specialmente quando ci si confronta con testi scritti da altri. Anche se un attore fosse un improvvisatore dovrebbe per forza seguire certi schemi. Ma credo che nessun lavoro si possa fare senza memoria».
Il teatro però è diverso dal cinema. Chi si trova davanti al pubblico deve ricordare tutto perché è in diretta.
«Il teatro è un dialogo diretto con il pubblico. Tu senti il pubblico e lui sente te. Al cinema c’è un rapporto con la macchina da presa. Può essere anche essere bello ma è tutta un'altra cosa. Per quanto riguarda la memoria, quasi tutti hanno dei vuoti quando si fa teatro. E quando succede si cerca di improvvisare. Questo accade anche al cinema ma l'unica differenza è che puoi tagliare o ripetere la scena, anche se a volte, il farlo, è un po’ un lusso».
Eric R. Kandel, Premio Nobel per la Medicina nel 2000, sostiene che per preservare la memoria bisogna fare volontariato o stare in mezzo alla gente.
«Può darsi, ma non lo sapevo. Non ho il contesto e non lo contesto. Dipende anche dal lavoro che una persona svolge e se è già in contatto con le persone. Chi, ad esempio, fa la commessa è in contatto continuo con la gente, mentre per chi sta molte ore seduto dietro ad un computer il rapporto con gli altri potrebbe essere una buona cosa».
La memoria nell'era digitale: quanto è importante?
«La memoria è memoria. Sarei curiosa di sapere come fanno tutti coloro che basano la loro vita sulla memoria digitale e artificiale. Io sono per le doti base dell'essere umano, di cui fa parte anche la memoria. C'è gente che non ricorda neppure i numeri di telefono dei familiari e non è una cosa buona».
Ritorni di nuovo in provincia di Modena, un territorio che ami molto.
«Mi fa sempre piacere venire da questa parti anche se questa volta sarò nella Bassa. E ho voglia di scoprire Mirandola, nonostante le ferite del terremoto. L'aria della provincia fa sempre bene e si trova gente sincera. Quest'anno non sarò al Michelangelo perché ho uno spettacolo che inizia tardi. Magari con i modenesi ci sentiremo il prossimo anno».
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