La Vedova Allegra con la Mazzucato sul palcoscenico di Palazzo Ducale
La soprano sarà ospite d’onore nel terzo atto «Raina, Luciano, Mirella: qui tanti ricordi»
modena
La Vedova Allegra, di Franz Lehar, forse la più nota e amata delle operette della belle époque, va in scena giovedì e venerdì, 12 e 13 luglio, alle 21, al Palazzo Ducale. L’opera, che dopo il suo debutto nel 1905, ebbe più di 400 repliche, è presentata dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena con la collaborazione dell’Accademia Militare. Il cast vedrà la partecipazione straordinaria, come ospite nel III atto, di Daniela Mazzucato, con Manuela Bisceglie nel ruolo del titolo e la direzione del M° Giovanni Di Stefano. La regia, di ambientazione storica, è curata da Andrea Merli e Renato Bonajuto.
Sig.ra Mazzucato, lei ha cantato tante volte nella Vedova Allegra con Raina Kabaiwanska. Cosa ricorda?
«Con Raina abbiamo avuto una bellissima esperienza di Vedova Allegra. Il cast era strepitoso, non so se sia nato casualmente o se sia stato anche il destino che ha fatto incontrare una compagnia così perfetta per ogni personaggio. La regia era di Bolognini che realizzò uno spettacolo di grande pulizia, asciugando un po' l'opera, ma senza togliere il divertimento, che è fondamentale».
Lei ha cantato anche con Pavarotti e la Freni. Ha un ricordo di questi momenti?
«Con Pavarotti ho fatto “L'Elisir d'amore” a Berlino e ad Amburgo, poi con lui ho fatto anche “La Boheme”, all'Arena, e “Un Ballo in Maschera”. Luciano era una persona che ti coinvolgeva, perché quando ti voleva bene, quando ti apprezzava e stimava poteva essere generosissimo, e anche divertente e di compagnia. Gli sono molto grata anche per avermi chiamata in certe occasioni, per me è stato un onore. Con Mirella invece ho fatto “La Boheme” e “Le nozze di Figaro”, alla Scala di Milano, dove Mirella per la prima volta ha fatto il ruolo della contessa Rosina. Lei ha sempre fatto una Susanna strepitosa, ma in quell'occasione ha voluto affrontare il ruolo della contessa, perciò io o potuto fare Susanna».
La sua carriera nasce su una base lirica. Come è arrivata all'operetta?
«A un certo punto a Trieste, dove io cantavo nella stagione lirica, mi è stato chiesto se volevo far parte di uno spettacolo estivo, all'interno del Festival dell'Operetta, che stava rinascendo dopo un certo periodo di silenzio. Io all'epoca conoscevo poco questo repertorio ma accettai subito, ed è stata una soddisfazione enorme fare questo tipo di spettacolo, perché si sente che il pubblico è coinvolto, si diverte e c'è uno scambio di energia bellissimo». —
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