Modena. 1952/ La città si trasforma Ma tante famiglie vivono nelle cantine
Alloggi di fortuna anche nelle soffitte e nelle baracche Intanto si discute sul costo dei filobus e di nuove linee
MODENA. Per i bambini la Befana “vien di notte, con le scarpe tutte rotte”. Per i Vigili Urbani di Modena, invece, arriva l’ultimo dell’anno, e anche il primo giorno dell’anno nuovo. Come annota un giornale, gli automobilisti “sostano ai crocicchi delle strade, e porgono dai finestrini semiaperti doni a profusione. La giornata di San Silvestro segna così la rappacificazione annuale fra i vigili e i viaggiatori a quattro ruote”. Oggi non usa più, ma ricordo benissimo i gradini della Chiesa del Voto in Via Emilia pieni di pacchi e di bottiglie di vino.
E il giorno della Befana si apre nella Loggia del Mercato una grande mostra di canarini (non a caso i giocatori del Modena si chiamavano così!). L’anno precedente il marchese Egidio Campori aveva intentato causa al Comune di Modena, sostenendo che non erano state osservate le clausole testamentarie sulla base delle quali nel 1929 il marchese Matteo Campori aveva donato al Comune di Modena la galleria di dipinti che aveva formato e allestito nel palazzo di famiglia in Via Ganaceto, gravemente bombardato nel 1944. La quadreria presenta pitture di soggetto sacro e profano, nature morte, vedute e scene di genere che rivelano il gusto del collezionista, ispirato a criteri estetizzanti e orientato verso la pittura italiana dei secoli XVII-XVIII. Il Comune, secondo l’accusa, non aveva provveduto a sufficienza alla loro salvaguardia. Vinse il Comune, e le opere approdarono al Museo Civico.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.17047206:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.17047206:1650059676/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Si discute sui filobus. Funzionano, rendono, costano troppo? La Presidenza delle Aziende Municipalizzate interviene, e precisa alcuni dati. “Durante l’anno 1951 sono stati percorsi complessivamente Km. 957.950 dai filobus e Km. 75.311 dagli autobus. L’incasso è stato rispettivamente di lire 108.567.215 per i primi e di lire 5.940.577 per i secondi. L’incasso medio per vettura-chilometro è stato, rispettivamente, nei due casi, di lire 113,30 e di lire 78,80. Il numero dei viaggiatori è salito da circa 3,5 milioni a circa 10 milioni”. Ma l’Azienda è ancora in perdita, e in tanti premono perché si realizzi la linea dei filobus “Centro-Mercato Bestiame-Sacca”, importantissima nel giorno del lunedì.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.17047207:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.17047207:1650059676/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Come si ricorderà, nel novembre del 1951 l’alluvione del Polesine aveva costretto a fuggire dal Delta migliaia di persone, accolte anche a Modena. Come al solito qualcuno ne approfittò, e davanti al Pretore di Carpi compare un finto profugo, spacciatosi per un alluvionato di Contarina di Rovigo, che aveva perso la casa per l’inondazione. Era un truffatore. Chi non ha una certa età forse non sa che cosa era e dove era la G.I.L. “Nel 1936 la Gioventù Italiana del Littorio affidò il progetto della sua nuova sezione modenese a Enrico del Debbio, già noto tra l’altro per il Foro Mussolini, oggi Foro Italico, a Roma. Ad affiancarlo sarà l’ingegnere Carlo Tinozzi, presumibilmente incaricato di seguire il progetto in fase esecutiva.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.17047208:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.17047208:1650059676/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L’area prescelta corrispondeva a un terreno già acquisito nel 1934 dall’Amministrazione Podestarile, nell’intento di conferire maggior rappresentatività al nuovo viale di accesso alla Stazione delle Ferrovie provinciali. L’edificio presentava un impianto a “L”, con ingresso sull’angolo. I corpi principali, lineari e variamente composti a individuare le diverse funzioni ospitate, corrispondevano alla sezione femminile, a quella maschile e alla grande sala auditorium, unica a mostrare grandi aperture finestrate in facciata e collocata su un fronte secondario, l’odierna Via Bellinzona. È significativo infatti che gli altri due prospetti, su quello che era Viale Umberto I e ora è viale Medaglie d’Oro, e su piazza Manzoni, presentassero un numero di aperture assai ridotto, perlopiù al piano terra, interamente rivestito in candido marmo di Carrara, mentre i livelli superiori presentavano un paramento laterizio a fasce orizzontali.
L’imponente massa architettonica era accentuata da un alto podio. Gli accessi avvenivano infatti tramite un’ampia e monumentale scalinata lungo Viale Umberto I, interrotta da una torre interamente rivestita in marmo: essa rappresentava il fulcro di tutta la composizione e si poneva come segnale urbano verticale all’interno di una composizione altrimenti caratterizzata da una tettonica orizzontalità”. Dopo essere stato danneggiato durante il secondo conflitto mondiale, l’edificio è stato demolito completamente nei primi anni Sessanta per essere sostituito da un moderno complesso residenziale e terziario. Ma negli anni Cinquanta lì c’era un campo sportivo, uno dei pochi in funzione nella città, e quando si comincia a pensare di abbattere tutta la zona e ricostruirla le associazioni sportive modenesi si ribellano, ma non otterranno risultati.
La città pian piano si trasforma, ma dal censimento dell’anno precedente risultano vuoti 706 appartamenti (evidentemente troppo costosi come affitto o come prezzo d’acquisto), e 583 famiglie sono alloggiate in cantine, soffitte, baracche … In una via di campagna presso San Martino di Mugnano viene rinvenuto il corpo di un autista trovato morto con un colpo di pistola alla tempia sinistra. Saranno indagini complicatissime, e non si apprenderà se si tratta di omicidio o di suicidio.
Si riunisce il Consiglio Provinciale, e si comincia a discutere di un possibile bando di concorso per il progetto di un nuovo edificio in cui porre l’Istituto tecnico “Jacopo Barozzi”. Si decide invece la posa di alberi lungo la Modena - Vignola, la Modena - Nonantola e la Modena - Carpi (chi va a Carpi presti attenzione!). Ma per tutta la serata la discussione verte su una interrogazione di un consigliere d’opposizione, Rossi Barattini: perché nei sei mesi di gestione da parte dell’attuale Amministrazione sono stati compiuti dai mezzi della Provincia ben 26.874 chilometri, contro i 13.041 del 1950 e i 15.874 del 1949? Chi ha usato le auto? Discussione molto accesa. Modena è sempre stata amministrata da forze politiche di sinistra, ma anche a Modena viene aperta una sede del Movimento Sociale Italiano, che era stato fondato da Giorgio Almirante nel 1946. Così ci racconta “Il Resto del Carlino”, che in quegli anni si chiamava “Giornale dell’Emilia”: “La sera del 3 settembre 1951, poco prima di mezzanotte, un gruppo di iscritti e simpatizzanti del Msi, reduce da una cena, percorreva il viale Tassoni e viale Berengario cantando inni combattentistici che suscitarono il risentimento di elementi comunisti.
In breve i giovani missini si trovarono circondati da preponderanti “forze” avversarie, minacciose e aggressive, e sarebbero stati sopraffatti senza l’intervento della Polizia, accorsa con le camionette, che disperse i colluttanti e condusse in Questura due dei cantori … Costoro, interrogati, sostennero recisamente di non aver cantato inni fascisti e sediziosi, ma solamente la canzone degli Arditi, l’inno della Dalmazia (“Cosa importa se si muore ...”), e altri del genere senza alcun proposito sovversivo.
La Questura, riconoscendo l’impossibilità di stabilire che gli avversari politici dei missini fossero nel vero affermando che erano stati cantati inni fascisti, rilasciò i fermati e trasmise alla Procura i verbali per conoscenza e per gli eventuali provvedimenti di legge. Tutto sembrava autorizzare l’archiviamento della pratica, ma il Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Scotti non fu di questo parere e, ravvisando nel fatto gli estremi del delitto previsto e punito dall’art. 7 della legge 3 dicembre 1947 n. 1546, che commina la reclusione da sei mesi a tre anni per chi compie pubblicamente manifestazioni di carattere fascista, trasmise gli atti al Pretore per l’ulteriore procedimento di sua competenza. Ieri, al processo svoltosi in Pretura, i due imputati hanno sostenuto la propria versione, negando di aver cantato inni fascisti, e il vice brigadiere ha confermato che le indagini non avevano permesso di accertare che inni sediziosi fossero stati cantati. Il Pubblico Ministero Gambigliani Zoccoli chiedeva l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Anche il difensore Enzo Ponzi la chiedeva.
E ricordava che l’inno degli Arditi “Mamma non piangere se c’è l’avanzata ...” era stato scritto proprio da lui nel 1918 per le Fiamme nere del proprio reparto”. Gli imputati sono stati assolti. E il 6 febbraio Elisabetta II succede al padre Giorgio VI. Era nata nel 1926. Ha compiuto 92 anni il 21 aprile. I Modenesi che conoscono il dialetto direbbero: “Che gòsa dura!”. ROLANDO BUSSI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

