A cinquant’anni dal ‘68 Una serata per ricordare la beat generation italiana
CASTELVETRO. Tutti o quasi i conoscono il Sessantotto come l’anno della grande rivoluzione, del cambiamento, delle rivolte studentesche, del fermento politico. C’è però anche un altro Sessantotto,...
CASTELVETRO. Tutti o quasi i conoscono il Sessantotto come l’anno della grande rivoluzione, del cambiamento, delle rivolte studentesche, del fermento politico. C’è però anche un altro Sessantotto, quello fatto della cultura underground, di poeti, scrittori, artisti e musicisti. E proprio quest’ultimo è stato ricordato venerdì, durante la serata organizzata dall'amministrazione di Castelvetro e dedicata all’anniversario dei 50 anni trascorsi dal 1968. “I figli dello stupore - La beat generation italiana”, il titolo della serata ma anche quello del docufilm girato da Francesco Tabarelli, regista trentino che ha voluto raccontare questa “rivoluzione culturale”.
Francesco, mentre racconta come è nata l’idea del docufilm, si sofferma proprio sulla tematica, una ricerca culturale piuttosto che politica: «Mi sono concentrato in particolare sulla controcultura italiana, un termine che si usa per descrivere quello che a livello culturale e letterario è successo in Italia dalla metà degli anni Sessanta fino ai primi anni Ottanta. I ragazzi del documentario sono affascinati dalla letteratura americana e dal Provo, un movimento europeo di protesta ma con idea creativa, dadaista della protesta. Tutte queste cose sono state rielaborate in Italia dove però c’era un territorio molto conservatore». Quindi, aggiunge Francesco, i giovani hanno voluto costruire qualcos’altro, aria di cambiamento, questo è un punto che è stato toccato durante la serata, intervallata anche dalle letture a cura di Catia Gallotta che ha proposto poesie e saggi di scrittori dell’epoca e la musica dei Pip Carter. A tenere “banco” però sono stati anche i racconti di Silvio Martinelli, che nel Sessantotto aveva vent’anni e si è ritrovato a vivere uno dei periodi più stimolanti della sua vita: «Frequentavo Ingegneria e vivevo con i miei fratelli e sorelle. C’era fermento culturale, si voleva cambiare la società e fare la rivoluzione. Lottare nella società per cambiarla anche attraverso la cultura e la controcultura che era fondamentale, sia contro il sistema sia nella controinformazione». Una serata che ha lasciato un po’ di nostalgia per tempi diversi e stimolanti ma anche la voglia di cambiamento che, volente e nolente, accompagna tutte le epoche e l’umanità. E anche tante proposte letterarie che si possono consultare sulla pagina facebook “I figli dello stupore - La beat generation italiana” dove si può trovare anche tanto materiale dell’epoca e capire più da vicino, che cosa si è perso ma anche cosa si è acquisito, un enorme bagaglio culturale e musicale. —
SERENA FREGNI.
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