Trent’anni di un viaggio magico in un racconto per immagini
Nato in poco più di un mese grazie alla collaborazione con la Franco Cosimo Panini, grandi fotografi e uno staff di appassionati e volontari
MODENA. Il libro di “Time in Jazz” nasce dalla magia degli incontri: ha preso corpo in poco più di un mese sulla terrazza della Franco Cosimo Panini Editore dove Paolo Fresu, Laura e Teresa Panini hanno gettato le basi per quella che sembrava una follia: realizzare un libro che celebrasse i trent’anni di Time in Jazz in poco più di un mese. Ma come si sa quando si vuole fortemente realizzare un progetto ci si arrotolano le maniche. E così Fresu ha scritto una mail a tutti i fotografi che dal 1988 hanno seguito il Festival chiedendo di potere avere qualche immagine. Lui, di contro, alla fine di ogni edizione, scriveva sul suo diario le impressioni, cosa migliorare, gli ostacoli da superare. La risposta da parte dei fotografi è stata inaspettata: oltre settantamila scatti hanno cominciato a riempire le caselle di posta elettronica, scatoloni di immagini cartacee hanno iniziato ad arrivare. E, come un ricamo, è stato realizzato il libro. «Questo libro - spiega Fresu - non sarebbe potuto esistere se il nostro viaggio non fosse seguito fin dall'inizio da fotografi di eccezionale bravura, sensibilità, generosità e passione per documentarlo. Grazie a tutti quelli che ci hanno messo il loro impegno». La scelta delle immagini è stata istintiva, emotiva, priva di un senso logico: l’obiettivo era quello di creare una pubblicazione emozionale nella quale chiunque potesse “leggere” l’anima di Time in Jazz. Anche per questo è stato scelto di chiedere ad artisti, musicisti, sponsor, sindaci, e volontari (il Festival è realizzato grazie a più di 140 volontari che ogni anno abbandonano il proprio lavoro per fare le “vacanze” a Berchidda dove si trasformano in tutto fare) di scrivere una manciata di righe su quello che è stato, ed è, per loro il Festival. Il risultato è una pubblicazione di 230 pagine che raccoglie l’essenza di Time in Jazz, dello spirito che si respira in quegli afosi giorni di agosto nei quali la musica, la danza, le immagini, il cinema e l’arte in generale si danno appuntamento in un paese che conta meno di 3mila abitanti. Che viene invaso dalla passione di oltre 35mila spettatori che scoprono angoli inesplorati di una Sardegna nella quale la costa è solo la punta di un incantevole iceberg. A contribuire alla realizzazione del libro “Time in Jazz”, una parte di merito va al modenese Gibo Borghesani. «Il bello del festival - spiega Borghesani - è che nessuno sa cosa faccia l'altro nella vita. È una domanda che non si pone mai. Perché a Time in Jazz nessuno ha stellette, carriere. Si fa quel che c'è da fare. Quando si arriva si appoggiano i pesi di una vita all'attaccapanni per diventare parte di un tutto. Con una felicità spensierata che non si raggiunge nemmeno in Tibet». —
N.C. .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google