Gazzetta di Modena

Alla Galleria Mazzoli esposti i lavori dell’artista di New York con richiami alle ninfee di Monet. Catalogo di 400 pagine a cura di Richard Milazzo 

La stupefacente pittura di rara qualità formale dell’americano Bleckner

Michele Fuoco
La stupefacente pittura di rara qualità formale dell’americano Bleckner

MODENA È arte pacata, che si carica di segretezze, di profondità di memorie culturali, quella che Ross Bleckner presenta, fino al 20 settembre, alla Galleria Mazzoli. Minuziosa l’eleborazione...

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MODENA

È arte pacata, che si carica di segretezze, di profondità di memorie culturali, quella che Ross Bleckner presenta, fino al 20 settembre, alla Galleria Mazzoli. Minuziosa l’eleborazione formale, mantenuta sulla tenerezza d’immagine che sa restituire un’emozione, uno stato d’animo delle cose. Splendidi i suoi “White Paintings” e i “Blue Monet Painting” con la pittura che trova la realtà in un ordine ideale dietro le apparenze in una forma singolare, con un processo di astrazione dal concreto. Una sorta di decantazione delle cose in un incontro con la natura, secondo un accorto processo compositivo fondato su toni cromatici che misurano la genesi, il divenire, l’essere dell’opera che trattiene qualcosa di misterioso, il carattere di creatività pura e spontanea. Confrontando le opere si può individuare un nucleo invariabile, ma le differenze non sono meno sorprendenti in questa pittura piena di pudore che si connatura con il respiro, il senso poetico dell’esistente, assumendo una fragranza emozionale, la valenza di disincantata visione, senza rinunciare a cercare la sostanza interiore che nutre la composizione. «È un colore imbevuto - nota il curatore Richard Milazzo - di impermanenza, della sensazione che esso potrebbe non comparire mai, non risuonare mai un’altra volta in modo simile. Possiamo dire lo stesso anche delle forme. Non sentiamo forse esattamente lo stesso davanti al dipinto di una ninfea di Monet, con le sue incoercibili ma inafferrabili sottigliezze di forma e di colore?». L’immagine è essenziale. La luce esalta il colore nell’essenza delle ombre e le pennellate sono calibrate per il bisogno di conferire al quadro una qualità rara, una delicatezza inviolabile. L’artista americano non si sottrae al bisogno conoscitivo di maestri del passato, come Piero della Francesca, Tintoretto Goya, Manet, Monet, Malevic, Picabia, Nolde, de Kooning, Newman, Cy Twombly... Nel catalogo “The Corner of the Room: Ross Bleckner’s Paintings of the 1970s”, di 400 pagine, pubblicato dalla Galleria Mazzoli, documentata l’attività dell’artista dagli anni 70, grazie alla conversazione tra il curatore e l’autore. Bleckner, laureatosi alla New York University nel 1971 e specializzato alla Cal Arts nel 19973 ha esposto nei maggiori musei e gallerie del mondo. È impegnato in opere umanitarie. È andato, tra l’altro, a Gulu, in Uganda, per lavorare con ex bambini soldato e sequestrati, con cui ha creato opere vendute in una mostra benefica delle Nazioni Unite contro il traffico di essi umani in Uganda. —



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