Gazzetta di Modena

Il libro pubblicato da bastogi 

Il giudice Martinelli e il suo doppio, alla fine non c’è un colpevole

Saverio Cioce
Il giudice Martinelli e il suo doppio, alla fine non c’è un colpevole

Nel suo ultimo libro, “Quanto me ne vuoi tu” (Bastogi, 120 pagine, 10 euro), l’autore Angelo Martinelli appende veramente la toga al chiodo perché rispetto ai sette libri precedenti il protagonista...

2 MINUTI DI LETTURA





Nel suo ultimo libro, “Quanto me ne vuoi tu” (Bastogi, 120 pagine, 10 euro), l’autore Angelo Martinelli appende veramente la toga al chiodo perché rispetto ai sette libri precedenti il protagonista – il giudice Massimo Angeli - si trova di fronte alla soluzione dell’enigma quando capisce che non c’è niente da capire.

E che le indagini che lo hanno portato per mesi da Napoli a Roma e a Pontremoli sono inutili.

Martinelli, 63 anni, magistrato modenese in servizio presso la Roma in Corte d’Appello, mostra una scrittura capace di coniugare il suo spirito creativo con l’asciuttezza del linguaggio giudiziario, concedendo poco all’immaginazione. «Sono solo un ergastolano dell’ansia», fa dire a un personaggio del libro, ultimo dopo sette libri.

Il giudice Angeli del racconto è un magistrato atipico, indulgente verso il mondo dei vinti: l’umana pietà per le vittime si salda con le altre vittime, gli stessi autori dei reati, quando capiscono il male che hanno fatto. Guarda dove gli altri non vogliono guardare. I più deboli scivolano dal mondo di mezzo a quello criminale, dalla rispettabilità alle nefandezze senza saltare una sola pagina, restituendo a chi legge un’immagine meno assolutoria di quella che agli italiani piace ascoltare.

In questo contesto si muove il protagonista di “Quanto me ne vuoi tu”, l’avvocato Ianvilla Capranica, sopravvissuto alle separazioni dalle sue mogli e ai distacchi da amori eroicamente mediocri. Di fronte a lui nello studio c’è il collega Miller, irresistibile sciupafemmine che cade sempre in piedi da ogni relazione, senza risparmiarsi nè in corteggiamenti garbati quanto irresistibili, nè in comprensione per le sfuriate delle amanti in crisi di nervi.

La loro dialettica professionale e umana, i consigli di vita tra la verve del fascinoso legale e il tran tran dell’abitudinario collega, si interrompono bruscamente con la scomparsa di Ianvilla Capranica. Ed è lì che entra in campo di prepotenza il giudice Angeli, con la sua intelligenza luciferina. Dalla sparizione dell’avvocato il magistrato si muove con il metodo dell’investigatore, mai sicuro di una prova se non lo è quella vicina.

Solo nelle ultime pagine del libro, con un colpo di teatro, trova il responsabile della scomparsa dal mondo dell’avvocato al centro della vicenda. Se tra le righe inciampate nel codice penale dell’amore, dove viene punito con severità chi cagiona la morte anche accidentale dei sentimenti, soprattutto dei propri, non preoccupatevi troppo. Angeli è pronto ad assolvervi perché sa che il gesto più rivoluzionario è la carezza. E nella vicenda di Ianvilla Capranica si ritrova quell’immagine, felicemente contradditoria, di perdente di successo che lo ho ha appassionato sin da quando ha cominciato a indagare. —







Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google