Comunale di Carpi: ecco i progetti di Carlo Guaitoli
«Per me un incarico emozionante e stimolante. Al teatro serve un’anima rivolta alla qualità»
CARPI Il pianista Carlo Guaitoli è il nuovo direttore artistico del Comunale di Carpi. Già ospitato dagli “Amici della Musica” di Mirandola nel primo concerto in giovanissima età, il musicista è tutt’ora molto stimato dalla direzione artistica dell’associazione mirandolese.
Da dicembre alla sua professione di pianista si è affiancato il ruolo di direttore artistico del Teatro di Carpi. Come è giunto a questa funzione?
«Lavoravo come direttore artistico ma dei concerti aperitivo. Sapevo che ci sarebbe stato un cambiamento di direzione del teatro e mi sono interessato al bando; ho avuto un impulso affettivo ancora maggiore verso quello che per me ha sempre rappresentato una seconda casa. L'essere stato scelto ha significato una grandissima emozione».
Cosa significa vestire una posizione così importante?
«È un incarico per musicisti molto stimolante che dà l'opportunità di pensare a una programmazione teatrale dal punto di vista privilegiato di chi il mondo del teatro lo vive da vicino. La mia è una doppia professione che presenta tanti aspetti positivi. I negativi, quali in realtà non sono, si legano chiaramente all'alta responsabilità e al tempo richiesti».
Quale proposito lo ha accompagnato nel dare avvio e proseguire il suo incarico?
«Cercare di dare un'anima alla programmazione del teatro, che è a mio avviso la funzione del direttore artistico, e caratterizzarla per renderla riconoscibile su un territorio più vasto. Ho deciso immediatamente di puntare sulla qualità e sulla ricchezza dei contenuti, guardando anche alla eterogeneità del pubblico».
Cosa deve essere un teatro per il pubblico?
«Un luogo famigliare che faccia sentire a casa propria, perché il teatro è di tutti, e un luogo di crescita. Ho sempre creduto nell'aspetto educativo di chi ha questo tipo di responsabilità nei teatri così come nella televisione, anche se in quest'ultima si è perso. Dovrebbe essere compito di tutti pensare a tale aspetto molto importante per le nuove generazioni».
Come i teatri potranno contrastare l’incessante evoluzione tecnologica?
«L'unica soluzione è preservare l'alta qualità dei contenuti, se il teatro seguisse unicamente le mode del momento diventerebbe un servizio superabile. Ma se il contenuto è alto rimarrà per forza; la tecnologia c'è da tempo, anche nella musica, eppure vediamo come sia arrivata prima la crisi del disco che non quella dei concerti. Partecipare in prima persona a un evento artistico è un qualcosa di non confrontabile. Certamente bisogna avere la capacità di innovarsi e sfruttare le tecnologie in modo da rendere più preservabile il ruolo del teatro, cioè quello di aggregare le persone e farle vivere in prima persona un evento irripetibile».
Ha progetti in serbo?
«Me ne vengono continuamente. Ho messo tante idee sul piatto e in un'ottica di lungo termine, perché solo così si ottengono certi risultati. L'ho constatato negli oltre dieci anni di programmazione di concerti aperitivo; il pubblico è cresciuto di numero e di consapevolezza. Oggi la stagione concertistica estiva "Carpi in Classica", inaugurata di recente per la prima volta, sta avendo risultati davvero sorprendenti. Una nota di conforto per il futuro del teatro». —
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