Modena, il Salotto in piazza XX chiude la sua estate con un omaggio all’arte di Frida Kahlo
Spettacolo tra narrazione, musica, canzoni ed immagini In scena Sabrina Gasparini, Claudio Ughetti, Pablo Del Carlo
MODENA. Con lo spettacolo “Non so scrivere lettere d’amore”, liberamente ispirato alla vita di Frida Kahlo, da un’idea dell’attrice Isabella Dapinguente, alle 21.15 di oggi, si conclude la rassegna “Salotto in Piazza XX Settembre”, a cura del Salotto culturale Aggazzotti, con la direzione artistica di Sabrina Gasparini, nell’ambito dell’Estate modenese 2018. Prima dello spettacolo, la serata è come sempre gratuita e articolata in più momenti, è in programma una visita guidata intitolata “Lettere alla città - testimonianze in letteratura su Modena”. La visita a cura di Arianna Guide Storiche inizia alle 20 con ritrovo alle 19.45 davanti al palco di Piazza XX Settembre. Al termine dell’itinerario guidato si ritorna in piazza, dove alle 21.15 incominciano le “Pillole di Cultura”, in questo caso affidate proprio all’associazione Arianna. A seguire, lo spettacolo: sul palco viene fatta rivivere - tra narrazione, musica, canzoni e immagini - Frida Kahlo, pittrice appassionata, militante e protagonista del movimento di idee e arte del Messico di quegli anni rivoluzionari (nata nel 1907, morì nel 1954). L’intenzione di chi mette in scena la storia è creare uno spettacolo “ispirato da una vita difficile quanto straordinaria, costantemente presa a morsi”.
I protagonisti sono la voce di Sabrina Gasparini, accompagnata dalla fisarmonica di Claudio Ughetti e dal contrabbasso di Pablo Del Carlo. All’attività artistica di Frida Kahlo sono state dedicate numerose mostre. Nacque a Coyoacàn, delegazione di Città del Messico, il 6 luglio 1907, ma le piaceva dire d’esser nata nel 1910, sentendosi profondamente figlia della rivoluzione messicana di quell'anno e del Messico moderno. Affetta da spina bifida, fin dall'adolescenza manifestò una personalità molto forte, unita a un singolare talento artistico e a uno spirito indipendente e passionale. Un incidente terribile all'età di 18 anni, da cui uscì drammaticamente ferita, cambiò la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che trovò nell'arte una finestra sul mondo. Dopo 32 operazioni chirurgiche fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato, e i genitori le regalarono un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Incominciò così la serie di autoritratti. «Dipingo me stessa - affermò - perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio».
Rimosso il gesso riuscì a camminare, con dolori che sopportò per tutta la vita. Fatta dell'arte la sua ragion d'essere, per contribuire finanziariamente alla sua famiglia, decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore, che la prese sotto la propria ala, la inserì nella scena politica e culturale messicana. Divenne attivista del Partito Comunista Messicano nel 1928. Morì a soli 47 anni. —
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