Gazzetta di Modena

Le cantanti protagoniste allieve e fan di Luciano

C’è una delle ultime allieve di Luciano Pavarotti, stasera, nel ruolo di soprano per la prima delle tre serate delle celebrazioni organizzate in occasione degli undici anni dalla morte del grande...

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C’è una delle ultime allieve di Luciano Pavarotti, stasera, nel ruolo di soprano per la prima delle tre serate delle celebrazioni organizzate in occasione degli undici anni dalla morte del grande cantante modenese. Protagonista dello Stabat Mater di Rossini è infatti Eleonora Buratto che si definisce orgogliosa di avere studiato musica e canto con un tale personaggio. «Sono molto orgogliosa - spiega - di partecipare alla serata dedicata al ricordo del maestro Pavarotti che comunque ricorre domani. Ho dei colleghi stupendi questa sera ed è la mia prima volta con il maestro Gelmetti: siamo nello Stabat Mater che è il mio terzo dopo il debutto l’anno scorso nella cattedrale di Toledo con l’orchestra reale di Madrid seguita poi dalla Santa Cecilia di Roma». Anche Buratto torna sulle difficoltà nel mettere in scena Rossini: «È molto complicato - spiega la soprano - ricreare l’atmosfera del suoi testi, intrisi di drammaticità alternati alla dolcezza della musica. Siamo davanti a un bel mix perché lo Stabat Mater non è una Messa vera e propria, c’è quasi una nota viva, un po’ swing».

Eleonora Buratto, che in questi giorni ha provato con i colleghi al Comunale è appunta una allieva di Big Luciano. «Sono stata con lui tre anni e ovviamente sono stati importantissimi nella mia formazione. Lui voleva che noi allievi andassimo sempre tutti a lezione insieme e sono certa che se ciò avvenisse ora che sono in possesso della tecnica potrei capire meglio certi suoi insegnamenti. Al tempo non ero ancora matura, ma lui intuì la crescita vocale che potevo avere». Anche dal punto di vista umano la Buratto lo ricorda: «Dal punto di vista umano non posso che dire cose positive perché il suo carattere era strettamente connesso con il suo lato artistico. Un uomo estremamente generoso, non mi ha mai fatto pagare nemmeno una lezione e mi raccomandava sempre di dirgli se avevo problemi di soldi. A Pesaro mi invitò anche nella dependance degli ospiti, anche se io non ho mai approfittato».

L’altra protagonista dello Stabat Mater di stasera, la mezzosoprano Marianna Pizzolato invece Pavarotti non l’ha mai conosciuto: «C’era troppa differenza generazionale - dice che la cantante che Rossini l’ha cantato di recente al Festival di Salisburgo - ma la sua voce è stata per me un punto di riferimento, l’ho ascoltata per anni e ancora l’ascolto. Sono davvero emozionata per avere la possibilità di partecipare a queste celebrazioni di un artista famoso in ogni angolo del mondo. Un vero punto di riferimento, il cantante per eccellenza che ha affascinato tutti». Anche Pizzolato ricorda le difficoltà nell’interpretare Rossini: «Le difficoltà sono soprattutto legate al Belcanto, dunque Rossini non è il solo, in ogni caso con lui bisogna prestare molta attenzione al pensiero sempre legato a vocalità e voce. Lo studio del canto non si può improvvisare, serve misura senza risultare banali perché nelle note dello Stabat Mater entra la bellezza appunto del belcanto. Noi abbiamo cominciato a provare domenica scorsa e mi sono trovata benissimo con i musicisti, bravi e simpatici». Lo Stabat Mater nasce nel 1832 e poi viene rappresentato con successo dal 1842. L’austera solennità del testo medioevale, una sequenza devozionale di Jacopone da Todi sulla veglia della Vergine Maria si unisce alla immancabile vis teatrale del genio rossiniano. —

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