Pavarotti, l’uomo e l’artista in due serate indimenticabili
In attesa dell’ultimo “atto” del 12 ottobre con gli allievi di Fregni e Kabaivaska primo bilancio dello Stabat Mater e del recital di Stefano Bollani al Comunale
Modena
La scelta compiuta per onorare Luciano Pavarotti nell’undicesimo anno dalla scomparsa, è stata quella di ricordare alcune peculiarità del Maestro, che l’hanno reso grande quale artista e uomo. Nel primo dei tre concerti tenutesi al Comunale, con lo Stabat Mater di Rossini, si è presentata la sua figura d’interprete, tra i più grandi tenori di tutti i tempi; nel secondo, con il pianista/compositore Stefano Bollani e l’esecuzione di fantasie musicali ispirate all’opera lirica, alla canzone tradizionale e a quella napoletana, si è proposta la modernità del pensiero di Big Luciano, che non divideva la musica in “classica” e altre tipologie, ma tra quella che scorreva indifferente e quella che sapeva coinvolgerti. Questo tratto non fu accettato da molti musicologi: Paolo Isotta, critico del “Corriere della Sera”, scrisse che le “adunate oceaniche” servivano a gratificare il suo “ego caricaturalmente ipertrofico”. In verità, Pavarotti si poneva il problema di una musica colta sempre meno frequentata dai giovani. Con affermazioni tipo: “Nelle canzoni di Battisti c’è qualcosa che ricorda Puccini” voleva incuriosire le nuove generazioni, nella speranza che qualcuno avesse l’ardire d’ascoltare una “Boheme” o una “Butterfly” e scoprire che s’era perso un mondo d’emozioni. Infine, con il concerto del 12 ottobre, nel quale saranno gli allievi di Mirella Freni e Raina Kabaivanska ad essere protagonisti, accompagnati dall’orchestra dei quattro Conservatori che s’affacciano sulla via Emilia, sarà ricordata la sua attenzione per i giovani. Manca il quarto aspetto del tenorissimo: la sua capacità di pensare in grande, di rischiare, d’attirare lo sguardo del mondo su Modena. Pavarotti&Friends, nella mia opinione, sarebbe il modo migliore per ricordarlo e riproporre uno spettacolo che vide star mondiali dell’opera lirica, del pop, del rock esibirsi al Parco Novi Sad. Detto questo, i primi due concerti hanno degnamente onorato la commemorazione. L’Orchestra Filarmonica Italiana, diretta da Gianluigi Gelmetti, e il Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena, preparato da Stefano Colò, si sono dispiegati sul palcoscenico del Comunale per il capolavoro rossiniano e hanno saputo offrire momenti d’intensa emozione nello straziante dolore della Madonna di fronte al Figlio morto. Senza imbrigliare la proposta melodica della composizione, Gelmetti ha posto in evidenza la sapiente scrittura contrappuntistica rossiniana, che coralmente si è espressa al suo vertice nel recitativo “Eia, Mater”. Bravo il Maestro Stefano Colò. Al direttore Gelmetti, che nel gesto espressivo e preciso ho riconosciuto l’eredità del comune Maestro, Franco Ferrara, alle voci soliste di Eleonora Buratto, soprano, magnifica interprete della celebre “Inflammatus et accensus”, Marianna Pizzolato, mezzosoprano tra le più quotate interpreti del repertorio rossiniano e impeccabile nel “Fac ut portem”, Celso Albelo, tenore, che ha aperto efficacemente l’esecuzione con l’Introduzione “Stabat mater dolorosa” e l’aria “Cuius animam” e Michele Pertugi, basso dal fraseggio accurato in “Pro pectatis suae gentis”, il numeroso pubblico ha riservato applausi scroscianti.
Di ben diverso clima è stato il recital di Stefano Bollani, iniziato con la commovente proiezione di un video nel quale Pavarotti sottolineava il suo legame d’amore per Modena. L’estro, l’abilità pianistica e la simpatica comunicativa di Bollani hanno reso piacevolissima la serata, che ha avuto il suo picco emotivo nel risentire la voce di Pavarotti, accompagnata dal vivo al pianoforte, nell’esecuzione di “Buongiorno a te” e nel celebre “Nessun dorma” di Puccini. A completare il programma, si sono ascoltate le belle voci di alcuni allievi della “Scuola dell’Opera Italiana Fiorenza Cedolins”: Gustavo Palomo e Federico Veltri ne “La danza” rossiniana, Eleonora Filipponi ed Erica WenMeng Gu nel “Duetto buffo di due gatti”. Quale bis non poteva mancare il “Brindisi” dalla “Traviata” con tutti in scena e “Mattinata” di Ruggero Leoncavallo del quale si celebrerà il prossimo anno i cent’anni dalla morte. —
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