Gazzetta di Modena

Luporini a Castelfranco torna al teatro «per la voglia di vivere pur ai margini del buio»

Michele Fuoco
Luporini a Castelfranco torna al teatro «per la voglia di vivere pur ai margini del buio»

È Sandro Luporini l’autore dello spettacolo “Lo stallo” messo in scena da David Riondino, con i Khorakhanè, Luca Ravagni e Chiara Riondino, domani alle 21 al Dadà. Luporini, famoso...

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CASTELFRANCO

È Sandro Luporini l’autore dello spettacolo “Lo stallo” messo in scena da David Riondino, con i Khorakhanè, Luca Ravagni e Chiara Riondino, domani alle 21 al Dadà. Luporini, famoso anche come pittore, è di casa a Modena, perché l’Adac Grafica ne cura, da decenni, l’attività espositiva. L’immagine del manifesto dello spettacolo è tratto dal quadro “Lo stallo” in possesso dell’associazione modenese.

Con “Lo stallo”, che allude al gioco degli scacchi, Lei pare affermare l’esperienza dell’assurdo, cara agli esistenzialisti: l’inattitudine dell’uomo a comprendere il mondo…

«Sia per quanto riguarda le situazioni intime, sia per quelle social/politiche, a me succede spesso che, qualsiasi soluzione scelga, ho l'impressione che sia sbagliata. Ecco dunque una situazione d'immobilità, cioè di stallo».

La posizione sospesa, di “stallo” riflette la sua condizione personale, per essere tornato al Teatro Canzone, solo dopo 14 anni?

«La faccenda è molto più semplice. Dopo la morte di Gaber mi pareva non avesse più senso scrivere. Con il passare del tempo però mi sono accorto che la scrittura è come il vizio del fumo. C'è chi spera di scrivere per i posteri (beato lui), e chi più modestamente sostiene di scrivere per se stesso. Nell'uno o nell'altro caso, non si deve sapere perché si scrive».

Su quali motivi si fonda questa “pièce” teatrale?

«Direi sulla voglia di continuare a vivere pur in un mondo che io chiamo ai margini del buio».

Cos’è l’ironia, o meglio l’autoironia, di cui ha connotato, per 30 anni, con grande intelligenza, canzoni e testi per gli spettacoli di Gaber?

«Secondo me l'ironia è “inclusiva”. Mi spiego meglio: mentre la satira critica tutto e tutti con la presunzione di avere la verità in tasca, l’ironia è più efficace quando, come dice Lei, è autoironia. L’ironia è il dubbio continuo, con unica certezza che colui che critica è il primo a sentirsi colpevole».

Lei è pure noto pittore, del movimento della “Metacosa”, della metafisica del quotidiano. C’è contiguità e continuità tra i temi dell’artista e quelli dell’autore di canzoni e opere teatrali?

«Sono due linguaggi assai differenti: però a me sembra che in alcune canzoni, quelle più liriche, ci sia lo stesso silenzio e la stessa sospensione del tempo che c'è in alcuni miei quadri. Prendiamo d'esempio la canzoncina intitolata “l'illogica allegria”. Non vorrei esagerare ma mi sembra che la sua atmosfera ricordi la Metacosa».

Intellettuale e artista affermato e amato, Lei non fa la corsa, al contrario di altri personaggi noti, verso la televisione...

«La televisione è un buon elettrodomestico che non amo usare. Anzi oserei dire che a usarlo troppo si va all'inferno o quanto meno, alla lunga, ci si sputtana». —



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