Gazzetta di Modena

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Magrelli: «Racconto Rimbaud nerd e angelo della ribellione»

Michele Fuoco
Valerio Magrelli
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Valerio Magrelli

FestivalPoesia: alle 15.30 lezione magistrale sull’autore francese simbolo per intere generazioni «Un maestro della metrica che dava ai suoi versi un valore salvifico e profetico»

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spilamberto

Laurea in filosofia alla Sapienza, e prima un anno di cinematografia alla Sorbona. Ma la vera passione per Valerio Magrelli è la letteratura francese, traducendo i più grandi autori (Baudelaire, Verlaine, Mallarmé...). E letteratura francese ha insegnato in diverse Università. Oggi sarà, alle 15.30, nella Rocca Rangoni per raccontare Arthur Rimbaud. «Un poeta che amo. L’ho studiato sui libri di Ivos Margoni». Ricordiamo anche l’appuntamento, dalle 10.15, alla Biblioteca di Castelfranco con i poeti Stefano Carrai, Enrico Testa e Giancarlo Pontiggia.

Cosa dirà di particolare su Rimbaud?

«Parlerò a lungo del “Mito Rimbaud” che è stato avvicinato alle più grandi star maledette del ’900, quelle che affascinano l’adolescenza, a Jim Morrison dei Doors. Non esiste nessuno che esordisca così giovane con una tale sicurezza, perfezione, autorità, per poi sprofondare nell’assoluto silenzio. Un caso unico. Parlerò dell’incredibile genealogia, rivelando che uno dei film più conosciuti degli ultimi anni è ispirato a Rimbaud. È Rambo. L’autore scelse il nome ricordandosi dei suoi studi di letteratura francese e sostenendo che un reduce dal Vietnam poteva aver sofferto soltanto quanto Rimbaud. Grande è l’irradiamento di questo autore».

“Dico che bisogna farsi - sostiene il poeta - veggente”...

«Ci troviamo in un periodo post-romantico in cui il poeta si fa carico di una funzione sacrale e sociale. Rimbaud viene dopo Hugo che diventa vate e Zola letterato che, trovato ucciso dalla polizia, è un martire dello scontro sociale. Rimbaud attribuisce alla poesia un carattere salvifico, profetico. La sua preparazione scolastica era eccezionale: vinceva tutti i premi, componeva in un latino meraviglioso. Era uno studente modello. Era un nerd. Poi fugge di casa e diventa l’angelo dell’omosessualità, della violazione, della lotta alla borghesia, della ribellione, ma procedendo da una cultura vastissima».

Rimbaud viene stimato geniale e scandaloso..

«Due poesie: una ha per tema Pollicino, quel bambino che cammina nella natura, un sonetto impeccabile; l’altra parla dell’orinatoio, del poeta che dopo aver bevuto svariate birre si libera dietro una chiesa. Due estremi di Rimbaud che sa muoversi da un capo all’altro con estrema disinvoltura e grazia».

Cosa ha di straordinario “Le bateau ivre”?

«Il carattere eccezionale delle innovazioni poetiche. Attinge nei sogni d’infanzia, nelle reminiscenze delle letture: amalgama tutti questi elementi, li trasfigura, imprimendo un marchio potente».

Da che cosa è rimasto più affascinato?

«Credo che le prose restino la parte più difficile ma di grandissima ricchezza, gremite di spunti eccezionali; mentre le poesie, pur nella loro immensa varietà, colpiscono di più. In Francia uscì, qualche anno fa, i pamphlet “L’orrore economico”, tutto ciò che ha distrutto le nostre vite di cittadini, il pensiero e il mercato unico. L’espressione è di Rimbaud».

È considerato una sorta di meteora…

«Meteora per la brevità della sua azione, ma immensa e profonda è la durata della sua influenza».

Come ha operato per la conoscenza di Rimbaud?

«La cosa più importante è contestualizzare. Quando si parla del famoso sonetto delle vocali colorate bisogna stare attenti, perché egli deve la sua grandezza a tanti elementi, ultimo dei quali l’originalità. Rimbaud è un autore post-mallarmiano, con sonetti calibrati, che scriveva in una forma regolarissima. Un vero maestro delle rime, della metrica».

La struttura del suo linguaggio è una rivoluzione?

«È una rivoluzione che nasce dall’interno. È vero, come dice Bonnefoy, che con Rimbaud la poesia cessa di essere genere letterario e diventa una missione, ma è anche vero che non stiamo parlando di un poeta avanguardista ma di un poeta che si muove all’interno di una dimensione ancora simbolista, quasi parnassiana, con una formazione da grandissimo erudito”. —

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