Gazzetta di Modena

teatro storchi 

Prosa, un ouverture di stagione con Rumiz che racconta l’Europa

SERENA FREGNI

Domani dalle 18 uno spettacolo con gli attori di Ert e il musicista Filippo Zattini. Poi alle 21. 30 l’incontro con il giornalista che dialogherà con Claudio Longhi

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In occasione dell’apertura della nuova stagione di Ert, tre appuntamenti, da domani a domenica, dedicati all’esplorazione della realtà e quotidianità che ci circonda: “Guardi intorno”. Domani sera primo appuntamento al Teatro Storchi, dalle 18 con gli attori di Ert e il musicista Filippo Zattini e alle 21.30 con il giornalista e scrittore Paolo Rumiz che dialogherà con il direttore di Ert, Claudio Longhi sul tema “Camminando per l’Europa”.

Paolo Rumiz è anche la voce narrante di ESYO, European Spirit of Youth Orchestra che raccoglie giovani musicisti dalle migliori scuole europee. Lo scrittore racconta lo stato attuale del vecchio continente e come poterlo riscoprire e custodire.

Come la dipingerebbe l’Europa di oggi?

“L’impressione è che siamo in balia di una sindrome di tipo balcanico, ci dà l’illusione che separati è meglio, come se il nemico fosse l’Europa, quando qualsiasi persona di buon senso capisce che l’uscita dall’Europa ci renderebbe preda dei grandi poteri mondiali. I nostri figli potrebbero diventare camerieri di un ricco cinese. Questo è il quadro. Immaginiamoci cosa potrebbe succedere nel momento in cui rimaniamo da soli di fronte a questi colossi mondiali che non aspettano altro che mangiarci in un boccone”.

Secondo lei di cosa ha bisogno l’Europa in questo momento storico?

“Ogni giorno dedico del tempo a cose che riguardano l’Europa perché è un momento in cui non ci si può tirare indietro e purtroppo non vedo una grande massa di intellettuali che si spendono e che vanno oltre il loro interesse personale, vorrei che fossimo più numerosi. Io lavoro su molti piani, il più importante di tutti è l’orchestra che ha una voce narrante, la mia, che parla di Europa in termini fortemente emotivi ed evocativi: credo che rinnovare completamente la nostra narrazione sul tema europeo sia centrale, per opporci alle bugie che vengono dette e alle ragioni puramente di stomaco. Vorrei che ci si mettesse almeno il cuore. L’importante è metterci il cuore. Dobbiamo trovare un linguaggio nuovo”.

Una riscoperta del vecchio continente?

“Riscoprire e soprattutto narrare. Un luogo dove ancora un minimo di diritti per l’individuo sopravvivono anche se si cerca in tutti i modi di scalfire anche questi. Dobbiamo renderci conto che siamo protetti da una grande e calda madre che ci tiene lontani da tanti disastri. Contemporaneamente però abbiamo questa periodica capacità di farci del male, la storia dell’Europa è una storia di guerre spaventose e ora rileggo nel momento attuale lo stesso stato inebetito delle classi dirigenti che scivolano su un piano inclinato verso nuovi conflitti, che se non saranno armati saranno certamente economici e tali da impoverirci tutti”. —



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