Gazzetta di Modena

“Lettere a Nour” dà il via alla nuova stagione di Ert tra attualità e big

Andrea Marcheselli
“Lettere a Nour” dà il via alla nuova stagione di Ert tra attualità e big

Per il direttore Claudio Longhi Modena come un laboratorio di “teatro diffuso”

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MODENA. Con la ripresa delle attività teatrali di Ert (mercoledì riaprirà lo Storchi, poi, il 9 ottotre, il Teatro delle Passioni incontriamo il suo direttore, Claudio Longhi, per fare il punto sui contenuti di una stagione di prosa ricca.

«Credo che attraverso le proposte che segnano, nelle prossime settimane, l’avvio della stagione di Ert a Modena si possano cogliere alcune linee di lavoro fondamentali», sottolinea Longhi.

«Abbiamo immaginato questa stagione come un tentativo di esplorare il nostro presente divertendosi, e questa è un po’ la filosofia di fondo che regge tutto l’impianto. Se apriamo lo Storchi con “Lettere a Nour” e le Passioni con “Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso”, nello stesso tempo riprende il progetto “Un bel dì saremo” e abbiamo un importante intervento all’interno dell’ex AM nell’ambito di quel più ampio progetto sostenuto dalla Regione che è “Energie diffuse”. Questo nucleo di attività che sta per partire ci consente appunto di cogliere alcune linee di lavoro forti, con la volontà di pensare sempre più tenacemente all’Ert come un teatro senza mura, ovvero un teatro che si apre alla città, che per certi versi la accoglie dentro di sé, ma nello stesso tempo la invade. Per esempio con l’incursione nella periferia nord al Bar Arcobaleno, già ai primi di ottobre, con un progetto di narrazione di favole, o appunto col radicamento di “Energie diffuse” nella sede dell’ex centrale elettrica modenese riqualificata».

Possiamo dunque dire che vi è un’attenzione massima al contemporaneo?

«In queste prime attività credo che si colga un investimento importante sul fronte della nuova drammaturgia. Ritengo che un teatro nazionale statutariamente debba occuparsi di nuova drammaturgia, quindi di linguaggi che attraverso il teatro siano in grado di raccontare il presente. È significativo che per l’appunto la stagione dello Storchi parta con un testo ancora non rappresentato in Italia che è "Lettere a Nour", opera di un drammaturgo franco-marocchino che interrogando il presente affronta il tema del conflitto interculturale, con una scrittura che guarda all'attualità ma al tempo stesso allude alla dimensione della tragedia. Dall’altra parte abbiamo invece una riscrittura di un testo come “Il giardino dei ciliegi” che parte da un grande classico, ma lo riscrive nella contemporaneità. Peraltro, nel solco di questa nuova drammaturgia segnalo come quest’anno proprio qui a Modena sia partito un altro tronco dei nostri corsi di formazione dedicato alla figura del drammaturgo. Ma è una stagione pensata anche per proporre al pubblico modenese grandi interpreti della nostra scena accostati alle nuove generazioni, come per esempio Franco Branciaroli affiancato da una giovanissima attrice come Marina Occhionero. D’altro canto, diverse delle attività di cui parlavo prima, soprattutto il progetto legato a “Energie diffuse”, vedono un forte coinvolgimento sia dei giovani attori che di giovani drammaturghi, da Emanuele Aldrovandi a Davide Carnevali, mentre continua pure l’investimento di Ert sul fronte del teatro partecipato, di quelle esperienze teatrali che portano a ricostituire una comunità di ascolto intorno al teatro».

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