Lo Storchi comincia con Branciaroli a Modena e le “Lettere a Nour” di Rachid Benzine
In scena anche la Occhionero e il trio Mothra. Al centro del lavoro il rapporto epistolare fra un padre musulmano e la figlia
MODENA. Ad alzare il sipario del Teatro Storchi di Modena, da stasera (alle 21) a domenica, è Lettere a Nour di Rachid Benzine, per la regia di Giorgio Sangati e con Franco Branciaroli, Marina Occhionero e il trio Mothra Rachid Benzine, islamologo e filosofo francese di origine marocchina, è uno degli esponenti di spicco di quella nuova generazione di intellettuali dediti allo studio del Corano in un'ottica di dialogo con le altre culture e religioni occidentali. Sociologo di formazione, sul finire degli anni Novanta, poco più che ventenne, avvia una profonda conversazione su islam e cristianesimo con il prete Christian Delorme, da cui nasce il fortunato libro Abbiamo tante cose da dirci (Paoline Editoriale Libri).
Negli anni successivi approfondisce i suoi interessi filosofici, studiando l'opera di Paul Ricoer, Michel Foucault e Jacques Derrida e traendone spunto per tornare alla lettura del Corano.
Prodotto da ERT Fondazione, CTB – Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati, Lettere a Nour, già rappresentato in Belgio con notevole successo e dato in lettura all'ultimo Festival di Avignone, è un dramma epistolare fra un padre - intellettuale musulmano praticante che guarda all’Occidente e osserva la sua religione come messaggio di pace e amore - e una figlia, Nour, partita in Iraq per ricongiungersi a un musulmano integralista di cui si è innamorata. “Paradossalmente” mossa dagli stessi principi di amore e tolleranza ereditati dal padre, e quindi non per fanatismo, la figlia finisce per unirsi alla causa jihadista e a pagarne il duro prezzo.
Un testo che, nella sua essenzialità drammatica di puro dialogo, si muove con straordinaria efficacia fra cronaca e ideologia: guardando all’attualità, tocca nel vivo ferite profonde della nostra società, a partire dalla potenza di una vicenda privata, di affetti familiari stravolti dalla storia. —
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