Soliera, Cattelani, storia di una collezione con capolavori di grandi maestri
Da sabato in mostra al Castello Campori e nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Limidi
SOLIERAStraordinario valore affettivo e culturale ha la Collezione Cattelani, quella di Carlo che, anni fa, aveva costruito con il meglio dell’arte internazionale. Da fervido cattolico praticante, aveva puntato soprattutto a far sue le opere di arte sacra di maestri contemporanei. La collezione è stata mantenuta viva anche dopo la sua morte, dalla moglie Afra e dai cinque figli (Fabio, Laura, Tiberio, Annalisa e Annarita), tanto che oggi si può parlare di Collezioni Cattelani che la mostra “Intra Moenia” mette in luce da sabato, alle 18, al Castello Campori. Una superba rassegna, i cui ingredienti sono le opere, di oltre 60 autori famosi, degli ultimi cento anni, ma anche «l’impegno dell’amministrazione che crede – dice il sindaco Roberto Solomita - nella cultura e ha ritrovato nel Castello un luogo prestigioso per eventi di spicco, grazie anche al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi».
E la manifestazione si allarga anche alla chiesa di San Pietro in Vincoli a Limidi di Soliera, con un percorso liturgico di opere, molto apprezzate dal parroco don Antonio Dotti e dal vescovo di Carpi Francesco Cavina. E in chiesa vengono esposte, in tempi diversi, i lavori di Brusse, Miller, Nitsch, Bonechi, Lugli, Montesano e Yoko Ono. Un ruolo fondamentale ha avuto il curatore Lorenzo Respi, che ha concepito la rassegna in sei sezioni, secondo criteri che tengono presente di come si sia sviluppata negli anni la collezione, anche per i contatti diretti con gli artisti. Uno spazio è dedicato ai ricordi di famiglia, con disegni, documentazione privata che ricordano l’accoglienza e l’amicizia che i Cattelani offrivano e offrono agli artisti, tra cui Schifano, De Dominicis, Boetti, Zorio, Montesano, Paik, Andersen, Mattiacci, i modenesi Manelli e Guerzoni. Tiberio Cattelani ne ricorda i legami forti, e il giorno in cui si è sposato, Milo Sacchi gli ha portato in regalo una sedia con una figura surreale.
La “Pietas” è il tema della prima sala: dall’omaggio che Hermann Nitsch fa a don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia, alla “preghiera” di pace di Yoko Ono. Alla riflessione sull’opera d’arte totale porta la seconda sezione con uno spartito di Giuseppe Chiari; la foto e codice a barre di Franco Vaccari che raffigura Depero mentre legge le sue liriche a Marinetti; foto segnaletiche e impronte digitali con cui Adolfo Lugli connota Cristo come “predicatore sovversivo”. Sulla leggerezza della pensosità si basa la terza sala con “L’Ultima cena” di Nitsch, le collezioni di cucchiai e croci di Spoerri. Si cerca “lo spazio eterotopico dell’arte” con l’installazione “Occhio per occhio” di Wolf Vostell, dove ci sono ebrei con maschera antigas in un rifugio, un Cristo ligneo, amputato, scorticato e sanguinante che reca nell’occhio destro un una telecamera a circuito chiuso che riprende il visitatore. Infine ci si chiede “Che cos’è l’arte?”. Una riposta viene da Gunter Brus che sposta l’arte in strada, da Bern Porter che, dopo il lancio dell’atomica, da scienziato diventa artista. Nella mostra, aperta fino al 13 gennaio, altri nomi eccellenti, come Bacon, Beuys, Sol LeWitt, Man Ray, Ceroli, Mario Merz. Anche uno spazio per piccoli che non sanno ancora leggere, laboratori e visite guidate. —
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