Gazzetta di Modena

prosa allo storchi. la recensione 

Equilibrio, delicatezza e un grande Branciaroli Ecco “Lettere a Nour”

Andrea Marcheselli
Equilibrio, delicatezza e un grande Branciaroli Ecco “Lettere a Nour”

modenaÈ un considerevole avvio di stagione, per il teatro Storchi, quello con “Lettere a Nour”, lo spettacolo scritto da Rachid Benzine e diretto da Giorgio Sangati in scena fino a domani. Scrittore...

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È un considerevole avvio di stagione, per il teatro Storchi, quello con “Lettere a Nour”, lo spettacolo scritto da Rachid Benzine e diretto da Giorgio Sangati in scena fino a domani. Scrittore franco-marocchino impegnato nella ricerca di un dialogo fra mondo islamico e mondo cristiano, Benzine ha composto questo testo dopo gli attentati di Parigi del 2015, quelli del Bataclan, cercando una risposta ai molti interrogativi che ha fatto sorgere quella vicenda, primo fra tutti il perché si possa decidere di partire per una guerra e uccidere nel nome di un Dio che, in fondo, sarebbe sostanzialmente condivisibile. Nour ha appena venti anni quando decide di lasciare il padre che l’ha cresciuta da vedovo; è partita per la jihad e per sposare l’uomo che ama, un leader dell’Isis, con l’entusiasmo di chi avverte di partecipare ad una svolta epocale. Il padre, filosofo islamico votato al progresso, alla ragione, non riesce ad accettare questa scelta prima per la sua pericolosità, poi, forse soprattutto, per l’illogica violenza di cui la giovane finirebbe per trovarsi complice. Si avvia così uno scambio epistolare costretto ad utilizzare percorsi sempre più complessi e pericolosi che rappresentano il crescendo di conflittualità nella storia e nel rapporto fra i due, sebbene l’amore e il rispetto reciproci non vengano mai meno, consentendo alla spettacolo un finale a sorpresa pur nella sua drammaticità. Benzine ci invita a riflettere sullo scontro tra generazioni che in questo caso diviene, in primo luogo, confronto fra un’istanza di razionalità che troppo spesso si esaurisce in una sterile autoreferenzialità e il desiderio giovanile di mutare le sorti di un mondo di cui non si vogliono accettare le contraddizioni, in alcuni casi spingendosi fino al più cruento integralismo. Il tema è forte, ma lo spettacolo riesce a trattarlo con equilibrio e delicatezza, anche grazie all’interpretazione di un colosso come Franco Branciaroli affiancato dalla veramente brava Margherita Occhionero. Sul palco pure il Trio Mothra, che realizza un fondale sonoro che riempie spazi lasciati appositamente, inquietantemente bui. Come cupo è il clima che aleggia su una vicenda che ci impone continuamente di chiederci il perché stiano avvenendo tante cose terribili. Benzine alla fine sembra abbracciare una precisa scelta di campo, filoccidentale, che contraddice in parte la posizione imparziale tenuta all'inizio e che rappresentava una buona lezione di relativismo. Ma lo spettacolo nel complesso è assai convincente, anche grazie a una regia che non cerca di strafare e con pochi efficaci elementi - il rapporto tra luci ed ombre, l'immobilismo del padre, chiuso nella sua torre d'avorio, contrapposto alla concitazione della figlia - rende il messaggio perfettamente chiaro. —

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