Gazzetta di Modena

Modena, tra l’illuminismo e la magia: rilettura del “Giardino” sconfitto da “Fico”

di Emanuele Carrafa
Modena, tra l’illuminismo e la magia: rilettura del “Giardino” sconfitto da “Fico”

Alle Passioni lo spettacolo della compagnia Kepler-452 con una attualizzazione dell’opera di Cechov

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La stagione del Teatro delle Passioni si apre con una produzione Ert, “Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso” della compagnia bolognese Kepler-452, in scena da domani, 9, al 21 ottobre. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra i componenti di Kepler-452 (Paola Aiello, Enrico Baraldi, Nicola Borghesi) con Giuliano e Annalisa Bianchi (in scena Ljuba e Gaev) che per trent’anni hanno vissuto in una casa colonica concessa dal Comune nella periferia di Bologna occupandosi di controllo della popolazione dei piccioni e di accoglienza ad animali esotici e pericolosi. Fino allo sfratto in concomitanza con l'apertura di fronte al loro “giardino dei ciliegi” del grande parco agroalimentare FICO.

Cos'è Kepler-452?

«Ha a che fare con il nostro modo di lavorare - afferma Nicola Borghesi, regista dello spettacolo. “Kepler 452 è una stella attorno alla quale gravita un pianetino potenzialmente abitabile ma irraggiungibile; allo stesso modo noi prendiamo un elemento della realtà normalmente lontano dal teatro e gli costruiamo intorno una circostanza teatrale che possa magnificarlo».

Come si colloca in questo schema un classico come “Il giardino dei ciliegi”?

«Le nostre drammaturgie nascono dall’incontro con non professionisti. Amando anche il repertorio abbiamo deciso di provare a metterlo in scena seguendo comunque questa modalità. Da Cechov abbiamo preso il tema della scomparsa di un luogo dell’anima per cause economiche e l’abbiamo messo al centro del meccanismo di ingaggio. Siamo andati a cercare delle storie simili, intervistando molte persone. Poi abbiamo incontrato Giuliano e Annalisa Bianchi che, per quanto diversissimi dagli aristocratici russi Ljuba e Gaev, avevano una storia con delle assonanze potentissime. Sul parallelismo delle due storie abbiamo giocato lo sviluppo drammaturgico e scenico».

Come è avvenuto l'incontro?

«In un articolo di Wu Ming si accennava a una strana coppia con la casa piena di animali esotici che era stata sfrattata in concomitanza dell'inizio dei lavori per la costruzione di FICO (parco tematico dedicato all'agro-alimentare e alla gastronomia, nda). Siamo andati a cercarli, li abbiamo incontrati e qualche settimana dopo gli abbiamo proposto di fare lo spettacolo insieme».

Oltre al tema della memoria mi sembra chiaro il messaggio politico.

«Il tessuto di esperienze che resistono filtrate al vaglio della memoria crea il cittadino che siamo e quindi anche l’animale politico. Il valore civile del teatro, per noi, sta nella dialettica tra due opposizioni e nella possibilità di identificarsi in diversi punti di vista. Il nostro però non vuole essere un teatro a tesi, benché ci si senta più vicini a uno dei due poli del conflitto».

Cechov considerava la sua opera una farsa. E voi?

«Per noi è molto importante che si rida; nell’apertura della risata è più semplice inserire l’amaro. La nostra non si può definire completamente una farsa né una commedia, ma tentiamo di restituire anche dei momenti leggeri più nella forma che nella sostanza - visto l’argomento».

C’è una “morale”?

«Spero di no, almeno non nelle nostre intenzioni. Noi volevamo costruire una metafora con due mondi a confronto: da una parte l’illuminismo, dall’altra la magia. L’eterno scontro tra le regole necessarie per vivere insieme e costruire la società e ciò che alla norma resiste. Innestandosi nel capitalismo - che ha molti più strumenti rispetto a quelli del tiranno illuminato - la lotta è diventata ancora più totale e asfittica. D'altra parte la storia dell’uomo è fondata sulla disobbedienza, sulla differenza tra giusto e legale». —

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