Gazzetta di Modena

Bricco al Forum Monzani: Marchionne uno “straniero” visionario

Chiara Bazzani
Bricco al Forum Monzani: Marchionne uno “straniero” visionario

All'incontro al Forum Monzani presente anche il giornalista Pino Allievi. L’incontro alle 17.30 a ingresso gratuito

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“Marchionne lo straniero”, è il titolo del libro che Paolo Bricco, inviato ed editorialista de “Il Sole 24 Ore”, presenterà domenica 14 ottobre al Bper Forum Monzani. Un lavoro che ha avuto una gestazione di tre anni, non un instant book, dunque, che ricostruisce con una ricca documentazione la storia di un manager innovativo e visionario che resterà nella memoria collettiva per sempre.

Assieme a Bricco ci sarà anche il giornalista Pino Allievi, autorevole firma de “La Gazzetta dello Sport”. L’appuntamento, gratuito, è alle 17.30. «Nel libro c'è una parte in cui faccio vedere la grande magia di Marchionne - ha spiegato Bricco - che ha trasformato Ferrari in un titolo quotato, che ha le stesse quotazioni e lo stesso trattamento in borsa dei titoli del lusso, che è una cosa che nessuno pensava possibile, e che invece lui è riuscito e realizzare».

“Straniero” a cosa si riferisce?

«Marchionne è stato straniero almeno in tre casi. In primo luogo è stato straniero nei confronti dell'Italia, perché quando nel 2004 è arrivato in questo Paese non c'entrava nulla col sistema italiano e nemmeno con la Fiat e con la tradizione italiana. E dunque Marchionne ha operato per ristrutturare un'azienda che era fondamentalmente fallita. Poi è stato straniero nei confronti del sistema dell'auto, in generale, perché lui non era un “car guy”, un ragazzo dell'auto, non era un ingegnere, e dunque in qualche maniera era un estraneo in questo settore. E poi è stato ancora straniero perché in qualche maniera lo è stato anche per il sistema nordamericano. E non a caso il primo presidente nero degli Stati Uniti, Obama, ha dato la più piccola delle big three, la Chrysler a Marchionne, sulla prospettiva che le tecnologie pulite e a basso consumo dei motori italiani sarebbero state in linea con la sua politica industriale e ambientale verde».

Cosa, secondo Lei, ha reso Marchionne un personaggio così popolare, capace di suscitare sentimenti molto contrastanti, di amore e odio, presso il grande pubblico?

«Innanzi tutto la sua estrazione popolare molto forte, per cui la gente lo ha sentito vicino a sè, e questo è il motivo per cui è stato molto amato. Perché, invece, è stato odiato? Perché è stato anche una persona che ha spaccato l'Italia, ha contribuito con “violenza” a far uscire dall’Italia dal ‘900, dall’Italia della Confindustria e dall'Italia dei sindacati».

Quale crede sia l'aspetto più rivoluzionario del suo lavoro?

«Secondo me il fatto di non essere un ingegnere. Lui ha avuto una straordinaria attitudine combinatoria e una capacità di leadership su quel pezzo di sistema industriale del nostro Paese e per il nostro mondo. Lui era laureato in Filosofia, aveva un master in Economia, aveva una laurea in Legge, era stato un avvocato, era una personalità sui generis. Tutti i manager dell'industria dell'auto, di norma, sono ingegneri. Lui invece non lo era. Ma proprio in virtù di quella capacità combinatoria, che dicevo, è stato possibile per lui fare una cosa straordinaria, cioè prendere un'azienda che stava fallendo, come la Fiat nel 2004, e poi prendere un'azienda fallita come la Chrysler, nel 2009, e tirarne fuori qualcosa che prima non esisteva, la Fca».

Se lui fosse qui ora?

«Il suo destino sarebbe stato di venire in pianta stabile a Modena a fare il presidente della Ferrari. La sua morte ha tolto un pezzo di futuro a Modena e anche alla Ferrari stessa». —
 

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