Carpi. Nidi d’Arac live «Il nostro “Face B” post moderno e internazionale»
La band salentina inaugura al Kalinka un nuovo corso dal sound del sud “rurale” a quello urbano
CARPI. È uscito ieri il nuovo disco dei Nidi d'Arac, “Face B” (Le Narcisse), che celebra i 20 anni dall'ep d'esordio. Il nuovo lavoro verrà presentato, in anteprima, questa sera (dalle 22), al Kalinka. In apertura i Tremulaterra per un appuntamento tutto salentino. Con decine di migliaia di dischi venduti, i Nidi d'Arac sono uno dei gruppi italiani più conosciuti e amati della world music internazionale. Se nella prima parte della loro carriera hanno tradotto in linguaggi urbani la ruralità della Puglia, in questa fase inaugurano un nuovo corso mostrando come l’Europa si sia evoluta in questi anni. “Face B” è un disco post moderno, italiano ma allo stesso tempo internazionale: riafferma un legame con la tradizione, inserendo ritmiche tipiche nella newafro e rivelandosi in una molteplicità stilistica che non esclude chitarre psichedeliche o incursioni di rock inglese. L'album nasce dall'esperienza musicale del leader, Alessandro Coppola, a Parigi. “Face B” è, infatti, un termine preso in prestito dalla trap, il genere musicale più diffuso oggi in tutte le capitali europee, e si riferisce ai brani prodotti con pochi mezzi, a partire da un lavoro già esistente, spesso dall'operato di un beat maker del quale non si conosce l'identità. «Face B è un concetto di album abbastanza nuovo - spiega il fondatore - Io vivo da circa dieci anni a Parigi, considerata la nuova frontiera della musica. Gli artisti parigini hanno un modo di scrivere pezzi chiamato Face B, non una canzone vera e propria ma solo un brano improvvisato. Scaricano una base da internet e ci inventano qualcosa sopra».
Il 1 ottobre è uscito il singolo “Chansons pour l'enfer”.
«È un modo per portare le sonorità del sud Italia a Parigi per confrontarsi con le nuove formule in fatto di sonorità. A livello di testi invece il brano è una specie di denuncia del sistema dello show-business della musica, soprattutto quella che riguarda i ragazzi che sono attratti dal successo facile. È un po' il patto con il diavolo che alcuni giovani sarebbero disposti a fare pur di raggiungere il successo».
Nella prima parte della carriera raccontavate la ruralità della vostra Puglia. Adesso volete raccontare un'Italia vista da fuori.
«Quando siamo nati noi nel 1997 la Notte della Taranta non c'era, o non era così famosa. Per noi era un modo per scoprire territori musicali interessanti e renderli più internazionali. Adesso, dopo che la pizzica è conosciuta in tutto il mondo, c'è la voglia di sdoganare i luoghi comuni italiani».
La definizione di gruppo di musica popolare salentina ora vi sta un po' stretti?
«Probabilmente è così. Il nostro concetto di musica si è evoluto, è un concetto di musica urbana. Il fatto di portare la tradizione nella città, è un fenomeno moderno. La pizzica è più famosa nelle grandi città universitarie, piuttosto che nelle provincie. Le città sono predisposte verso musica tradizionale. Il fenomeno Nidi D'Arac è nato a Roma e non nel Salento. Basta ricordare i Mano Negra e i Manu Chao che già negli Anni '80 parlavano di musica sudamericana, del flamenco. Una delle caratteristiche degli artisti urbani è quella di andare a cercare nelle periferie, spunti di musica pura. Noi siamo un gruppo tipicamente urbano che ha la pizzica nelle sue radici». —
NICOLA CALICCHIO .
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