Gazzetta di Modena

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Un recital da 10 e lode al teatro Comunale per una grande serata nel segno del Belcanto

MASSIMO CARPEGNA
Un recital da 10 e lode al teatro Comunale per una grande serata nel segno del Belcanto

Esecuzioni impeccabili degli allievi di Kabaivanska e Freni  Ottimo l’esordio dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia 

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Finale con il botto e in un’atmosfera gioiosa per la celebrazione di Pavarotti nel giorno del suo compleanno. Presenti le autorità cittadine, e pure l’Ambasciatore del Vietnam ammiratore di Big Luciano, il Teatro Comunale era “sold out” per gli allievi delle due regine dell’opera. Dopo i saluti di rito del sindaco Muzzarelli, ha preso la parola Raina Kabaivanska, che ha voluto porre l’accento sul ruolo di tutti i giovani artisti, che vengono a studiare a Modena e portano il nome della città e dell’istituto Vecchi Tonelli in giro per il mondo, e auspicare un consolidamento dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia al suo esordio sotto la bacchetta di Giovanni Di Stefano. «L’arte non rende. L’arte è un costo - ha concluso la celebre cantante - ma ci rende felici. E la vita è più bella!». Terminati i giusti convenevoli, la parola è passata alla musica con l’ingresso dei cantanti introdotti da Oreste Bossini, voce nota di Rai Radio 3. Ad aprire la carrellata è stata Evgeniya Chislova, mezzosoprano dalla vocalità agile e squillante, con “Voi che sapete” da “Le nozze di Figaro”. Sempre del salisburghese, ma dal “Don Giovanni”, si è poi potuto ascoltare “Madamina, il catalogo è questo”, intonato dal baritono Alex Martini nel ruolo di Leporello che, con gusto e spigliatezza, stila a Donna Elvira l’elenco di conquiste del suo padrone. Con il duetto “Caro elisir… Esulti pur la barbara”, da “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, sono entrate in scena le voci veramente interessanti di Reynaldo Droz e Marily Santoro. Il tenore venezuelano ha interpretato con disinvoltura un Nemorino ubriaco e indifferente nei confronti di un’infastidita Adina, eseguita da Marily Santoro, non più una promessa ma ormai una certezza. A seguire, si è giunti all’altro musicista celebrato in questo trittico di concerti: Rossini. Con “Ai capricci della sorte” da “L’italiana in Algeri”, nata quale “opera di ripiego” per il cartellone del Teatro San Benedetto di Venezia, è toccato ad Alex Martini e ad Evgeniya Chislova raccontare con vivacità d’Isabella e Taddeo, rapiti dai corsari e con lui mosso da malcelata gelosia. Le sorprese non sono finite in questa prima parte, poiché, ad interrompere le baruffe amorose, è stata la prima esecuzione di “Aleph” di Giacomo Biagi, allievo del Conservatorio piacentino. Il brano, che ha quale titolo la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ha voluto esplorare il rapporto tra l’unisono e la sovrapposizione di suoni, il contrasto tra sonorità distanti e contrapposte. All’ascolto è risultata affascinante, con qualche “tocco” di Stravinsky e molto ben orchestrata.

La seconda parte del concerto è stata aperta dalla trascinante Sinfonia del “Nabucco”, che ha messo in risalto le qualità tecniche ed espressive della giovane orchestra; a seguire, una delle arie più difficili e che inevitabilmente conduce al confronto con la Callas: “Casta diva” dalla “Norma” di Bellini. L’interprete è stata Marily Santoro il cui giudizio si può sintetizzare in un’espressione: è nata una stella! Infine, a Reynaldo Droz, con “Ah! Mes amis” da “La fille du regiment” di Gaetano Donizetti, è stata affidata la conclusione vocale del concerto: finale coraggioso, poiché tutti gli appassionati ricordano ancora le esecuzioni di Luciano Pavarotti. Questa è la famosa aria che annovera i nove do di petto e Reynaldo Droz, con fraseggio curato e non solo atletismo vocale, l’ha risolta egregiamente. Applausi scroscianti per tutti e bis obbligatorio con i solisti impegnati nel quartetto finale dal “Rigoletto” di Verdi. Veramente una serata emozionante, da ricordare. Un altro successo di Modena Città del Belcanto. —

MASSIMO CARPEGNA



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