Gazzetta di Modena

Michelangelo al via con “Ben Hur” cult sul rapporto con lo straniero

Nicola Calicchio /
Una scena del "Ben Hur" di Clementi
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Una scena del "Ben Hur" di Clementi

Lo spettacolo di Clementi, diretto da Nicola Pistoia, ha superato le 400 repliche Gli interpreti: «Una trama sempre più attuale che unisce comicità e dramma»

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La trentesima stagione di prosa del Teatro Michelangelo si apre con uno spettacolo che, andato in scena dieci anni fa al teatro di via Giardini, ritorna sullo stesso palco, grazie al successo che sta riscuotendo in tutti questi anni. Si tratta di “Ben Hur” di Gianni Clementi, per la regia di Nicola Pistoia che sarà in scena con Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito. Appuntamento da oggi a giovedì alle 21.

“Ben Hur” è uno degli spettacoli più amati degli ultimi anni, osannato da critica e pubblico. Più di 400 repliche, oltre 150mila spettatori, un film accolto con grande favore: ecco i numeri di questo vero e proprio cult teatrale. Un perfetto mix di risate, pensieri, emozione e cattiveria, nato dalla penna di Gianni Clementi per la coppia Triestino-Pistoia (accompagnati dalla talentuosa Elisabetta De Vito) e che ha conquistato le platee di tutta Italia. Lo sfondo è Roma. Roma che accoglie e che respinge, Roma sempre più incattivita, eppure capace di generosità inaspettate. Lo “straniero” oggi è sempre più parte di questa città, volenti o nolenti. E in “Ben Hur” ha le sembianze di un ingegnere bielorusso (Milan, rigorosamente clandestino), che irrompe con il candore di chi spera in un futuro migliore, e che poi, con la forza di uno tsunami, rivitalizza il grigio percorso di due fratelli, Sergio e Maria, separati e costretti ad una grigia convivenza coatta, in una grigia periferia.

Lui, ex-stuntman in attesa di un risarcimento per un incidente sul set de “Salvate il soldato Ryan”, trascina le sue giornate al Colosseo dove, veste i panni di un centurione. Lei, invece, si impegna in una squallida chat erotica telefonica. «Non c'è nessun segreto per questo successo - spiega Paolo Triestino - Uno spettacolo comico e drammatico, con un messaggio che passa attraverso la platea. Tra risate, emozioni e coinvolgimento punta diritto al cuore. Poi sta allo spettatore scegliere cosa portarsi via. È uno spettacolo che crea dipendenza. C'è gente che lo ha già visto una quindicina di volte. Questo è il decimo anno che lo portiamo in giro e lo facciamo ripartire proprio da Modena».

Quando Gianni Clementi lo ha scritto ha pensato proprio alla coppia Pistoia-Triestino.

«Lui ebbe questa idea e poi ci trovammo per vedere se era possibile portarlo in scena. Gianni era partito con l'idea di un marito e una moglie ma poi abbiamo visto che erano meglio un fratello e sorella. All'inizio io dovevo essere un colombiano, ma alla fine sono un bielorusso. C'è tanto anche di nostro in questo spettacolo. E poi c'è una cosa da dire: rispetto a dieci anni fa oggi la trama è ancora più attuale».

Si parla di immigrazione, periferie, razzismo e arte di arrangiarsi.

«C'è cattiveria, un mondo sempre più intristito, il tutto visto in chiave fortemente comica. Sotto sotto però si capisce che c'è anche tanto altro. È un testo che ha anticipato i tempi. La guerra tra poveri è ancora più attuale».

Una fotografia di buona parte del nostro Paese.

«Una fotografia spietata ma sempre un omaggio alla commedia all'italiana dove si rideva ma la commozione era dietro l'angolo».

Tu interpreti Milan, un ingegnere bielorusso clandestino.

«È un personaggio divertente e con il suo romanesco tira fuori frasi inattendibili. Poi ha momenti di vera poesia. Non si può non amare Milan. Alla fine tutto si perdona perché la cattiveria nasce dalla sofferenza e dalla miseria. In questo momento l'Italia è proprio così». —

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