Gazzetta di Modena

la recensione 

“Fronte del porto” secondo Gassmann Riuscita rilettura del classico di Kazan

Andrea Marcheselli

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L’idea di una riduzione teatrale di “Fronte del porto”, capolavoro cinematografico di Elia Kazan, in forma di una specie di cupa sceneggiata napoletana sarebbe venuta a Enrico Ianniello, che ha tradotto il testo originale di Budd Schulberg trasportandolo nella Napoli di fine anni Settanta, quando la città stava assistendo a una mutazione del proprio tessuto criminale con l’affermazione della Nuova Camorra Organizzata. Nelle mani di Alessandro Gassmann lo spettacolo che ne è derivato, presentato al Teatro Storchi in prima assoluta giovedì scorso e in scena fino ad oggi (ore 15.30), si è rivelato una sorta di spaccato sociologico con addizioni emozionali indubbiamente convincente: curandone regia e scenografia Gassmann è riuscito a ricostruire un mondo intero, agli antipodi degli stereotipi comunemente applicati alla napoletanità, come in certi film verità che in quegli stessi anni si erano diffusi nei cinema più aperti alle tematiche politicizzate. La storia, in sé, è francamente un po’ datata ai decenni precedenti, sviluppi e conclusione sanno un po’ di anacronistico se rapportati alla spietatezza delle malefatte del clan dei Cutolo. Quello però che a parer nostro conta maggiormente è la capacità della messa in scena di coinvolgere lo spettatore sul piano emotivo come non è poi così frequente, oggi, in teatro, soprattutto se si pensa che in pratica si parla di lotte socio-sindacali, di esecuzioni sommarie degli oppositori al sistema mascherate da incidenti, di crisi di coscienza e la parentesi sentimentale è ridotta al minimo. Bravi gli attori nel dare forma a personaggi a tutto tondo benché sintetizzati, nel testo, a poco più che figurine, eccezion fatta per il protagonista Francesco Gargiulo, emulo del Terry Malloy di Marlon Brando, anche molto ben interpretato da Daniele Russo. Tanto della riuscita dello spettacolo è però dovuto alla bellezza e funzionalità delle scene. Gassmann da tempo lavora su progetti di contaminazione fra teatro e cinema che tecnicamente si risolvono in una fusione tra i linguaggi, col risultato di amplificare lo spazio scenico e le sue potenzialità dinamiche. In sostanza la scena di questo “Fronte del porto” riesce ad evocare con assoluta verosimiglianza i punti focali della storia narrata, dalla Napoli dei bassi alla darsena Granili, dalla Chiesa del Carmine alla Casa del Portuale di Aldo Rossi, con rapidi e crediamo solo apparentemente semplici spostamenti di pannelli e proiezioni di immagini filmiche. Le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi completano l'architettura di uno spettacolo che già ora appare veramente riuscito ma crediamo che nel tempo, con un ulteriore rodaggio, possa rivelarsi fra i crack della stagione. —

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