“Le avventure di Pinocchio” diventano dipinti. Una mostra a Modena
I vagabondaggi del burattino come scoperta della contemporaneità. Da sabato una mostra alla Galleria Mazzoli di Modena.
MODENA. Per Pinocchio una profonda ed inarrestabile venerazione. Del burattino, famoso in tutto il mondo, Emilio Mazzoli ha collezionato libri in edizioni particolari, dal passato ai nostri giorni, che tiene gelosamente custoditi nella sua straordinaria biblioteca. Sempre forte il desiderio di dar vita ad una grande opera che potesse conferire stupore a “Le avventure di Pinocchio”. Un sogno che si avvera con un progetto coltivato con Marcello Jori che, del capolavoro di Collodi, ha creato una versione manoscritta e illustrata, rilegata a mano in cinque volumi. La monumentale opera, che pare offrirsi come una sorta di Bibbia, di codice “miniato” contemporaneo, sarà esposta, con dipinti, ad olio su tavola, ad acquarello e acrilico su carta, sabato alle 18 nella Galleria Mazzoli.
L’operazione è stupefacente, per l’amore che l’artista di Merano porta, con un lavoro, esperto e consapevole, di scrittura alle vicende di Pinocchio, facendo sgorgare, con naturalezza e in perfetta simbiosi, le immagini che si connotano anche di slanci fantastici. Così, se il testo rispecchia l’originale per il paziente lavoro, da amanuense, dell’artista, le figure si nutrono di invenzione, di trovate tecniche, perché Jori sa restituire senso e spessore ai vagabondaggi del burattino, fuggito dal suo libro, che acquistano anche valore di esperienza e di scoperta della contemporaneità. Piace nelle 25 opere alle pareti della galleria di via Nazario Sauro, la descrizione libera e spigliata di personaggi in umanissime scene, intessute di cordialità e arguzia, che raggiungono la narrazione ampia di un “affresco” di vita irrequieta e stravagante, con digressioni descrittive dettate da un disincanto atteggiamento di giocosa benevolenza dell’artista che traveste Mangiafuoco in Emilio Mazzoli.
E al grande naso di un’opera di Gino De Dominicis Pinocchio si attacca per confrontare il suo naso. Tanta saporosità, quindi, pure negli accostamenti azzardati che generano un gioco abile di rimandi, con stimoli pungenti in “racconti” che fanno emergere una varietà di situazioni rocambolesche, di vivacità pittorica.
Il suo linguaggio, con abili rimandi, vive nei cinque volumi manoscritti da cui è stata tratta una versione a stampa in 500 copie, edita dalla Galleria Mazzoli. Sarà presentata, per la mostra, insieme al catalogo delle opere esposte, la cui edizione è limitata a 500 copie numerate. Un catalogo arricchito da un contributo critico di Achille Bonito Oliva e da quattro poesie indite di Paul Vangelisti. E il critico parla di “espressionismo segnico e cromatico che attraversa tutta l’opera… Jori, Collodi e Pinocchio hanno adottato l’arte del fuggitivo. E la fuga dà accesso e speranza all’eternità”.
Jori esprime tutta la sua sensibilità e l’umanità del colto artista, con una naturale e generosa predisposizione al racconto, alle scritture dipinte, tanto che già negli anni ’80 è tra i fondatori del “Nuovo fumetto italiano”. Negli anni Duemila pubblica “Nonna Picassa”, un romanzo per Mondadori, e nel 2016 con la Rizzoli la “Storia Dipinta dell’Arte”. Nella mostra “Pinocchio di Jori”, una sala è riservata alle pubblicazioni, prime edizioni di proprietà di Mazzoli, di questo classico della letteratura. Per il visitatore un motivo in più per verificare quanto sia stato intenso l’amore che poeti, scrittori, artisti, registi (da Mazzanti a Manganelli, da Umberto Eco a Schifano e Paladino…) hanno portato ad una creatura d’incanto. —
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