Gazzetta di Modena

“Eschatos”, i luoghi ultimi di Andrea Chiesi Un libro e tante mostre tra Bologna e Romagna

Arianna De Micheli
“Eschatos”, i luoghi ultimi di Andrea Chiesi Un libro e tante mostre tra Bologna e Romagna

Calendario fitto di appuntamenti per l’artista giunto ad una nuova maturità professionale e personale. Ma Modena non c’è

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Scheletro vuoto, la fabbrica diventa foresta. E richiama a sé il proprio pittore prediletto. Andrea Chiesi torna nel (non) luogo dell’abbandono dove, a metà degli anni Novanta, molto ebbe inizio. Ad accoglierlo, una volta varcato l’uscio delle ex Fonderie Riunite di Modena, non è più la eco solitaria dell’opificium che fu e del sangue che lo bagnò (qui nel 1950 sei operai finirono trucidati dalla polizia durante uno sciopero). Ora esiste - e resiste - la vita dentro la morte: il bosco, le “erbacce”. La natura. Che si riappropria degli ultimi luoghi senza tempo e pretende da Andrea un gesto di testimonianza. E lui, che del linguaggio primitivo della pittura ha fatto espressione quasi mistica dello spirito contemporaneo, può soltanto rispondere “ci sono”. La natura vuole la tela. Chiesi gliela offre. O forse è una restituzione. Quasi che i suoi precedenti relitti, dipinti nell’elogio della lentezza con certosina cura del dettaglio e colori virati al livido, fossero distopie congelate nell’aspettativa di una resurrezione utopica. Eppure palpabile.



C’è infatti qualcosa di irrituale nel desiderio di toccare le opere del pittore modenese. Sinora non era mai successo. Vinceva la distanza, lo straniamento. Ma i lavori olio su lino registrati alla voce Eschatos (Ultimo) sono un nuovo Chiesi. Sempre riconoscibile ad oltranza seppure andato oltre. Nell’attesa che accadesse qualcosa. «Accade la vita selvatica. Sono le piante meno nobili, le erbacce che l’uomo sradica ad interpretare il ruolo di pioniere. Aprono la pista al rifiorire della natura. Piante punk, erba ribelle dei centri sociali che nessuno vuole ma il cui compito è importante». Per Andrea, da molti anni in profonda sintonia con il Buddismo Tibetano, vestire i panni punk non è mai stata una questione estetica. «È un’attitudine, la dimostrazione che puoi fare le cose in modo diverso sentendoti libero». Lui stesso è un’erbaccia. «Siamo folli. Distruggendo la natura rendiamo il mondo inospitale a noi stessi. Curiamo orti e giardini ma denigriamo l’ambiente. Quando ho letto il Manifesto del terzo paesaggio di Gilles Clément ho avuto la netta impressione di trovarmi a casa». Manifesto del Terzo paesaggio è il primo libro tradotto in italiano di Clément, paesaggista francese (nonché agronomo ed entomologo) tra i più stimati in Europa. Terzo paesaggio. Ossia tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”, siano essi parchi, edifici, stanze vuote. Un’opera densa di implicazioni socio-politiche che rievoca quel “terzo stato” teorizzato dall’abate francese Emmanuel Joseph Sieyès (Frejus 1748-Parigi 1836): “Che cos’è il terzo stato? Tutto. Che cosa ha fatto finora? Niente. Che cosa aspira a diventare? Qualcosa”.



Oggi Chiesi, che con il Clément pensiero vive una corrispondenza di armoniosi sensi, ha raggiunto maturità professionale e contezza di sé come uomo nel mondo. Vanta dunque spalle abbastanza larghe per guardarsi allo specchio in un viaggio a ritroso nel tempo che traccia la sua evoluzione. Giovanni Lindo Ferretti, fondatore dei CCCP Fedeli alla linea (gruppo punk la cui impronta resta vivida), è ancora una volta ineludibile presenza. «Dopo anni di promesse rimandate sono finalmente venuto a trovarti nella tua casa/studio. C’è sempre un po’ di timore nel superare la soglia dell’intimità domestica, ne consegue comunque un giudizio (…) Quando, fuor d’ogni dubbio, è stato evidente che ero arrivato mi è presa una gioia da bimbo: abiti in una fortezza vegetale». Così Ferretti nel Manoscritto del profeta vergato di proprio pugno su carta antica e consegnato spm, sue proprie mani, ad Andrea. Che ne farà motivo di apertura di Eschatos, I luoghi ultimi. La pittura 2000-2018, edito da Silvana e sponsorizzato da tre gallerie di arte contemporanea: Guidi&Schoen, D 406, NM. Il volume di 89 pagine, che sarà presentato a Bologna nel corso di Arte Fiera 2019 (galleria, Guidi&Schoen, 1-4 febbraio) e la cui chiosa è l’incontro del pittore nostrano con il giornalista-artista Franco Fanelli (Il Giornale dell’Arte), è Andrea Chiesi svelato e rivelato. “Considero questo libro, selezione e raccolta di tuoi dipinti, olio su tela, del terzo millennio, un po’ riflessione teologica un po’ testo devozionale: il libro dell’abbandono”, scrive ancora Ferretti che dell’amico trova “encomiabile la disciplina quotidiana a cui hai costretto il tuo talento”.



Un rigore draconiano, persino struggente - per sua stessa ammissione Chiesi è un pittore «drammatico e sentimentale, in fondo romantico» - onnipresente cifra anche delle opere più recenti. Che sfuggono dalla prospettiva ortogonale e pretendono una messa a punto dell’essenziale tricromia, qui virata al verde. Un rigore che, insieme a molto altro, dal prossimo 10 novembre sarà ancora una volta protagonista nelle tele esposte a Fusignano (Ravenna) nell’ambito di “Selvatico (tredici)- Fantasia/Fantasma. Pittura tra immaginazione e memoria”. Collettiva in tempi diversi e in diversi luoghi deputati - deus ex machina è il Museo Varoli di Cotignola - Selvatico intreccia una pluralità di spazi in terra di Romagna e coinvolge 36 artisti contemporanei con un occhio di riguardo per quella stessa pittura che sembra ri-vivere una lunga e felice stagione. Pittore è Chiesi, pittore è Daniele Galliano. Condividono le sale del Museo civico San Rocco. Imparagonabili perché alteri l’uno rispetto all’altro, sono però figli di genio di una stessa epoca – dal punto di vista artistico “esplodono” entrambi negli anni Novanta - nonché del medesimo contesto musicale indipendente. Contesto di cui, al pari dei Taccuini di Andrea, le copertine dei Marlene Kuntz firmate da Daniele sono emblema. Ma questo è solo l’inizio della tournè di Chiesi.



Ravenna, 22 febbraio 2019. Ecco il giorno del debutto di una personale che, ospitata nelle sale di Palazzo Rasponi dalle Teste, sulla scia di Eschatos sarà compendio di vita svelato. «Antologica, retrospettiva…non posso dire siano definizioni entusiasmanti - riflette Andrea - So per certo che sarà concesso spazio all’Accademia di Ravenna, dove peraltro io insegno. Inoltre verrà proiettato un film documentario firmato da Andrea Nocetti e Maria Giulia Caverni. L’ispirazione? Le mie opere ma anche la mia casa-studio». A fine gennaio Chiesi “farà tappa” anche a Bologna, alla Fondazione del Monte Bologna Ravenna, in occasione di “Panorama: approdi e derive del paesaggio in Italia”. Un excursus a cura di Claudio Musso che inizia con i maestri paesaggisti del Novecento e si congeda con le ultime generazioni di artisti. L’agenda è dunque densi di eventi. Con una “pecca”: non contempla un incontro a breve tra Chiesi e la propria città. Suo malgrado. «Ho presentato alla Fondazione Modena Arti Visive il progetto “Da Modena a Modena”, il cui focus è quella stessa trasformazione del paesaggio che identifica nelle ex Fonderie precipua allegoria. In prima battuta il mio interlocutore, l’assessorato alla Cultura, si era mostrato interessato. Poi però la Galleria Civica è entrata nell’orbita della Fondazione. Ad oggi non ho ricevuto alcun riscontro». Per quanto consapevole delle aporie contemporanee, Andrea è poco incline alla facile polemica. Ma sebbene il suo spirito (inteso anche come io pittorico) sia nomade e libero dalle pastoie di un “sistema arte”, l’annotazione a piè pagina arriva puntuale: «Galleria Civica significa galleria della città. Città con cui mantenere un confronto dialettico e di sostanza». A buon intenditor poche parole. —

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