Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Modena 1955 Quando il progresso era avere una radio e la vasca da bagno

Rolando Bussi
Modena 1955 Quando il progresso era avere una radio e la vasca da bagno

Anni di crescita economica, ma il frigorifero non è per tutti Per questo si chiede l’apertura domenicale dei negozi

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MODENA. Anni di crescita economica, ma il frigorifero non è per tutti Per questo si chiede l’apertura domenicale dei negozi

Ma non erano marito e moglie. Qualcuno li scorge, e avvisa la vera moglie, che abitava lontano, in Via Nonantolana, alla ex-Todt. La signora entra al cinema al buio, li vede e comincia a menare botte. Il film si interrompe e si accendono le luci. Lascio al lettore immaginare il resto …

Nelle scuole le sigle dei sindacati erano moltissime, di destra e di sinistra. Ma le condizioni economiche dei professori erano davvero pessime, e si crea un “Fronte della scuola”, che proclama un lungo sciopero nazionale. E sulla “Gazzetta” un professore di altissimo livello che ho conosciuto, che insegnava al Liceo “Muratori”, Domenico Melli, lancia civili invettive contro il Ministro della pubblica amministrazione Giuseppe Ermini: “Non è vero, Ministro Ermini, che ella abbia operato a vantaggio della scuola quando contro le umane e sociali e morali ragioni degli educatori ha invocato argomenti di contabilità, che se fossero reali dovrebbero chiamare i cittadini a constatare l’inefficienza dello Stato italiano”.

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Trent’anni fa, il 26 maggio 1955, moriva sulla pista dell'Autodromo di Monza Alberto Ascari, il più grande pilota italiano del dopoguerra. Invitato da Villoresi e Castellotti, era andato a Monza, e compì un paio di giri al volante di una Ferrari 750. Alla curva del Serraglio (che da quel giorno si chiamerà Ascari) la macchina sbandò e si capovolse, schiacciando il pilota, che morì sul colpo. Inutile risultò il tentativo di rianimazione (era nato nel 1918, e aveva vinto il Mondiale nel 1952 e nel 1953).

Ma le auto da corsa non erano sicure. L’11 giugno, durante lo svolgimento della “24 Ore” di Le Mans, un incidente automobilistico dovuto a un tamponamento provocò tra gli spettatori in tribuna 84 vittime e 120 feriti: fu il più grave nella storia.

E a Modena un lunedì alla fine di giugno, mentre Piazza Grande era piena di gente, si cominciano a sentire delle grida. Provengono dall’alto della Ghirlandina, dove una donna minaccia di uccidersi buttandosi giù. Tutti ammutoliscono mentre le grida continuano: fortunatamente due vigili salgono di corsa e riescono a salvarla.

E in Piazza Grande un pittore modenese, Elpidio Melchisedek Bertoli (1902-1982), dà alle fiamme una ventina delle sue opere del periodo metafisico. “In seguito a lunghe meditazioni fatte nel silenzio del mio studio sono giunto nella determinazione di bruciare queste mie opere in piazza perché si sappia quanto decisamente io ripudi ogni espressione negativa al fine di un naturale svolgersi dell’arte nostra, fattore vitale di civiltà”. Era un personaggio particolare, a cui Modena ha dedicato una via.

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Ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia (ma la “Gazzetta” scrive “Abissinia”!), muore l’ambasciatore italiano, in marchese modenese Alfonso Tacoli, appartenente a un’antica e nobile famiglia della città. La salma verrà trasportata in Italia e i funerali si svolgeranno a Modena.

La Corale “Rossini” ottiene a Llangollen, nel Galles, sotto la guida del maestro Livio Borri, uno strepitoso successo nel concorso per voci maschili, battendo venti complessi corali provenienti da tutto il mondo. Tra i coristi c’era Luciano Pavarotti con il padre Fernando.

Certamente i lettori avranno seguito il dibattito politico tra i sostenitori dell’apertura domenicale dei negozi e i sostenitori della chiusura. Non so come finirà. Ma sappiano i lettori che nel 1955 alcuni cittadini chiedono che nel periodo di maggior caldo, almeno in agosto, i negozi di generi alimentari restino aperti di domenica: “Non tutti godono di condizioni economiche che consentano loro di avere fra gli oggetti della cucina un frigorifero. Come è possibile acquistare frutta, formaggio, salumi di sabato, e poi mangiarli la domenica sera deteriorati dal caldo?”. Altri tempi!

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Pensate che un’intera famiglia rimane gravemente intossicata per l’ingestione di sgombri guasti acquistati da un venditore ambulante.

Allora capitava di incontrare “la Bella Romanina”, che qui vedete in foto, una signora piccola con un largo cappello a fiori che camminava suonando la chitarra e cantando “Lasciatela passare la bella Romanina”. Tutti le davano una moneta (la incontrai a Parigi negli anni Sessanta!). 

Chi andava al cinema vedeva soprattutto film girati a Hollywood. Ma al Festival di Venezia trionfa un film completamente diverso: “Marcellino pane e vino”, che commuove ed entusiasma il pubblico per l’interpretazione di Pablito Calvo, un ragazzino spagnolo che sa appena scrivere in stampatello il proprio nome (era nato nel 1948). In settembre in anteprima per l’Italia il film viene proiettato al Teatro Storchi alla presenza del piccolo protagonista. Visita anche la sede della “Gazzetta dell’Emilia”, e naturalmente il giornale gli dedica più di una pagina.
Ma passiamo alla politica.
 
Si svolge come tutti gli anni con grande concorso di pubblico la “Festa dell’Unità”.
La “Gazzetta”, notoriamente di destra, pubblica un corsivo intitolato “Baccano e baccanale”, che suscita naturalmente un’aspra polemica, a cui così risponde “Z.”, quasi certamente Guglielmo Zucconi.
“Nel nostro corsivo di ieri l’altro, “Baccano e baccanale”, che tanto amaro è parso ai compagni del foglio comunista dalla strabiliante tiratura, non volevamo insultare proprio nessuno, tanto meno “i modenesi che frequentano il festival”.
 
E lontano da noi era il pensiero di “richiamare l’attenzione delle autorità” affinché danneggiassero la festa. Chiedevamo solo un maggior rispetto per gli altri modenesi, quelli, per intenderci, che non frequentano le feste dell’“Unità” e che, con vera ragione, ci chiedevano di farci loro portavoce affinché venisse concesso a tutti indistintamente i cittadini una tregua dal rumore, dal baccano (non importa se ci ripetiamo), che promana da tutte le feste dell’“Unità”. In particolare, avevamo venduto la penna (l’“Unità” ci ha chiamati pennivendoli) a quella povera gente, a quei modestissimi operai che non avendo i portafogli gonfi del denaro ricavato dalla colossale tiratura del giornale “festeggiato”, o di quel denaro che “i modenesi che frequentano la festa” offrono … spontaneamente, debbono essere ricoverati nelle cliniche dell’ECA (Ente Comunale di Assistenza). Avevamo venduto loro la nostra penna per chiedere solo e null’altro meno rumore. Non chiedevamo neppure un poco di silenzio”.
Così era la lotta politica. E oggi? Ai posteri l’ardua sentenza, come scriveva Alessandro Manzoni.
ROLANDO BUSSI
bussirolando@gmail.com
 


 

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