Gazzetta di Modena

la recensione 

Lirica, una prima costellata da attimi di suspence Ma “Il Corsaro” vince su tutto

Massimo Carpegna
Lirica, una prima costellata da attimi di suspence Ma “Il Corsaro” vince su tutto

Grandi applausi al Comunale per l’opera di Verdi nonostante  alcuni piccoli contrattempi. Bravi tutti, ma vera star  la soprano Roberta Mantengna

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Apertura della Stagione Lirica all’insegna della “suspence”: per il ruolo di Medora, Stefania Gamberoni è sostituita all’ultimo momento da Adriana Iozzia; poi, a sipario ancora chiuso, il teatro ringrazia Roberta Mantegna che, nonostante le precarie condizioni di salute, ha deciso di partecipare ugualmente alla rappresentazione. Infine, nell’intervallo, la direzione annuncia un piccolo incidente per il tenore Rivas, che non influirà sulla conclusione dello spettacolo. Perplesso, il pubblico cerca nell’innaturale muoversi della grande vela sul palcoscenico, lo spirito di Lord Byron, autore del poema “The corsair”.

A dire la verità, quest’opera non ha mai goduto di particolare fortuna. Andata in scena a Trieste nell’ottobre 1848, subì un clamoroso fiasco e non ispirò interesse neppure al Maestro che, tuttavia, ne apprezzava alcune parti: «Ho sbozzato in essa delle cose che mi sono più simpatiche - scrisse - il Duetto della prigione e il terzetto ultimo...». La preparazione musicale e l’allestimento non furono curati da Verdi, che non si spostò da Parigi, e la critica non risparmiò il veleno per il sostanziale disinteresse del Maestro verso l’opera sua. La messa in scena proposta a Modena - l’ultima appartiene alla Stagione 1852/53 - è tratta dall’affascinante spettacolo firmato da Lamberto Puggelli nel 2004 per il Teatro Regio di Parma, ripreso dalla moglie Grazia Pulvirenti. D’impostazione tradizionale e di suggestivo impatto sono apparse le scenografie create da Marco Capuana, con la tolda di una nave e le vele a creare i diversi ambienti; nella visione d’insieme, ben si sono uniti i costumi elaborati da Vera Marzot e le luci di Andrea Borelli. “Hollywoodiano” lo scontro tra corsari e turchi con duelli curati da Musumeci Greco, non a caso docente di “Scherma Scenica” al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. A dirigere il tutto, con gesto preciso ed elegante, attento a non enfatizzare l’irruenza del giovane Verdi, Matteo Beltrami, coadiuvato dall’Orchestra dell’Emilia Romagna e dal coro del Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati. Il tenore peruviano Ivàn Ayon Rivas, dotato di voce potente che, forse, ha voluto esibire troppo, ha vestito i panni del corsaro Corrado, mentre il baritono Marco Caria ha ottimamente interpretato il “cattivo” dell’opera, dando credibilità al personaggio di Seid. Apprezzabile la prova della Medora di Adriana Iozzia, non a caso allieva anche di Mirella Freni, abile nel destreggiarsi tra le non facili acrobazie della sua aria di entrata, “Non so le tetre immagini”. L’altro soprano, Roberta Mantengna/Gulnara, è stata la vera stella del cast, sfoggiando bellezza vocale e maestria nell’affrontare in sicurezza le agilità del ruolo. All’altezza, le seconde parti di Matteo Mezzaro (Selimo), Cristian Saitta (Giovanni) e Raffaele Feo (un eunuco/uno schiavo). Un lungo applauso ha omaggiato tutti gli artisti, a segnare un inizio di Stagione con il piede giusto, nonostante le facezie “gotiche” di Lord Byron! —

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