Mchele Placido a Vignola: Pirandello in chiave “pop” per avvicinarlo al nuovo pubblico
L’attore interpreta e dirige i “Sei personaggi” «dramma emozionante e contemporaneo»
VIGNOLA. Domani sera, 31 ottobre, alle 21 il cartellone del teatro Fabbri ospiterà i “Sei personaggi in cerca d'autore” di Pirandello per la regia di Michele Placido. Sfidando le difficoltà imposte da un testo complesso e spesso frainteso, Placido porta in scena il “suo” Pirandello nella duplice veste di regista e attore.
Che importanza ha oggi il teatro pirandelliano?
«Come tutti i classici, Pirandello è sempre contemporaneo» afferma Placido, che abbiamo raggiunto al telefono. «Questo spettacolo è un importante dramma famigliare trascritto in maniera rivoluzionaria sia per quanto riguarda l'estetica teatrale che la drammaturgia. Ancora oggi il pubblico resta sconvolto dalla ricchezza di contenuti che quest'opera è capace di esprimere. I meccanismi presenti nel dramma vero, quello che appassiona il pubblico, sono ancora sconosciuti ai più: la separazione, una famiglia ridotta alla povertà, la prostituzione, l'assassinio e il suicidio. Questo, insieme alle innovazioni strettamente teatrali inventate da Pirandello, appassiona il pubblico; a vincere è ancora una volta la storia, quella quotidiana che si ritrova nelle pagine dei rotocalchi. L'emozione è sempre quella, nonostante il passare dei secoli».
Nella pièce - prodotta dal Teatro Stabile di Catania - recitano con lei solo attori etnei, che proferiscono anche qualche battuta in dialetto.
«Pirandello ha scritto alcune trasposizioni teatrali in dialetto siciliano, non è vero che non amasse la lingua natia in funzione di una teatralità più emotiva. Il fatto narrato in questo dramma è ambientato in un cinema abbandonato, dove una giovane compagnia di attori siciliani sta provando uno spettacolo che ha a che fare col tema - tristemente attuale - del femminicidio. Durante le prove questi ragazzi parlano tra loro ricorrendo anche al dialetto, proprio come accade normalmente in qualunque teatro italiano durante le prove. Per contro le “apparizioni”, i sei personaggi, ricorrono a un linguaggio più “pirandelliano”, fatto di un italiano trasfigurato, quasi letterario, utile a rimarcare la loro estraneità. Credo che sia un contrasto efficace».
A proposito dei “sei personaggi” ha detto che simboleggiano la presenza del soprannaturale nel teatro pirandelliano. Può spiegare meglio questo passaggio?
«Quando, verso la fine dello spettacolo, i sei personaggi si presentano parlano di se stessi come “evocazioni”. La stessa apparizione di Madama Pace è una misteriosa evocazione. Il modo in cui compaiono in scena, vestiti di nero, contrasta fortemente con l'abbigliamento informale e la vitalità dei giovani della compagnia. Per non tacere che due di loro, di fatto, sono morti. Durante lo sviluppo della storia scopriamo per bocca della Figliastra che di notte tormentavano lo Scrittore, reticente a mettere in scena il loro dramma. Sono dettagli che l'autore sottolinea per rimarcare la loro essenza misteriosa. D'altra parte Pirandello era molto interessato alle apparizioni, alle sedute spiritiche, tanto che ne parla anche ne Il fu Mattia Pascal».
In che modo ha scelto di rappresentare questo dramma? Qual è il taglio che ha deciso di dargli come regista?
«Il mio obiettivo, più che orientato ad una peculiare rappresentazione scenica, è quello di portare sul palcoscenico uno spettacolo che sia popolare; cerco di spiegare un autore imprescindibile come Pirandello a chi non è abituato al linguaggio teatrale e meta-teatrale. Penso soprattutto ai giovani, a quelli che costituiscono il nuovo pubblico. Per questo voglio essere il più semplice possibile, voglio essere contemporaneo». —
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