Lorenzi, quarant’anni di rigorosa scultura Mostra e una monografia
MARANELLOSplendida la monografia e altrettanto la mostra di scultura di Luigi Lorenzi presentate a Mabic Biblioteca Comunale. Sala gremita per la presentazione del volume, con interventi della...
MARANELLO
Splendida la monografia e altrettanto la mostra di scultura di Luigi Lorenzi presentate a Mabic Biblioteca Comunale. Sala gremita per la presentazione del volume, con interventi della curatrice Sabrina Arosio e della direttrice della biblioteca Monica Medii. Una pubblicazione di rara qualità (alcuni esemplari con copertina in legno e un disegno), realizzata dalla F.G di Savignano, che dà risalto alle opere fondamentali e a quelle che hanno segnato gli approdi a nuove ricerche. A dare la dimensione della sua attività anche le numerose immagini di sculture che scorrono sulle pagine come fotogrammi di un film. Si è parlato dell’attitudine dell’artista di ritagliarsi un linguaggio di connotazione astratta, restando immane da contaminazioni che potevano venire da scultori del Frignano (Babbini, Biolchini, Scarabelli…); della sua disponibilità all’ascolto dei consigli del pittore Mac Mazzieri, al senso di amicizia, come quella fraterna con Pietro Bortolotti, autore di magnifici ritratti, quasi a sostenere la coesistenza pacifica tra i diversi linguaggi. Un artista di ampie vedute che ha accolto nel suo studio a Serramazzoni le opere di altri artisti, per le mostre estive. La monografia offre il percorso di oltre 40 anni di creatività dell’artista che ha avvertito, sin dagli inizi, fortemente la vocazione per la scultura, utilizzando le materie che si trovano in natura, come la pietra arenaria di fiume, la pietra di Varana, il legno (faggio, ciliegio, ontano, robinia). L’artista si è confrontato pure con il marmo, con la capacità di stabilire rapporti di armonia tra i diversi materiali. Le sue opere di struttura spesso geometrica rinnovano il desiderio di perfezione e di purezza in una composizione a lungo meditativa. La fantasia costruttiva, che gioca anche su abili innesti di elementi, avvera la funzione di coralità dell’insieme, mantenendo sospese le possibilità interpretative. «Forme chiuse e forme aperte - sostiene Sabrina Arosio - coesistono in modo naturale nella poetica dell’artista senza entrare in conflitto… Il tema protagonista è anche il tempo, concetto per gli antichi da sempre legato allo spazio. E l‘idea sottesa è che le opere manifestano un grande senso di compiutezza». La sua scultura è la testimonianza di una mente organizzatrice, architetturale, che non rinuncia a rimandi di ordine concettuale. —
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