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Modena. Vetrano e Randisi: i nostri Totò e Vicé

Emanuele Carrafa
Modena. Vetrano e Randisi: i nostri Totò e Vicé

 Dopo averne interpretato l'omonima pellicola, Enzo Vetrano e Stefano Randisi celebrano il loro quarantennale sodalizio artistico con “Totò e Vicé” di Franco Scaldati, alle Passioni 

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Dopo averne interpretato l'omonima pellicola, Enzo Vetrano e Stefano Randisi celebrano il loro quarantennale sodalizio artistico con “Totò e Vicé” di Franco Scaldati, alle Passioni fino a domenica.

Come siete entrati in contatto con l'opera di Scaldati?

«In occasione di un omaggio a Leo De Berardinis; è stato allora che abbiamo scelto di interpretarne il primo frammento» risponde Vetrano. «Quando abbiamo lavorato su “Fantasmi” di Pirandello abbiamo chiesto a Scaldati di poterne prendere degli estratti per inframezzarli al testo. L'ultima spinta ce l'ha data Franco Quadri che, guardando questi frammenti, ci ha detto che noi siamo Totò e Vicé: allora abbiamo deciso di metterlo in scena per intero, in italiano - il testo originale è in dialetto - ma mantenendo l'accento siciliano. Scaldati l'ha visto e ne è rimasto entusiasta. Conosciamo molto bene la sua infinita poesia. Speriamo che vengano fuori tutti i suoi testi, il suo lavoro immenso; per me è uno dei più grandi drammaturghi del Novecento».

Chi sono Totò e Vicé?

«Sono due sognatori, due clochard, che discutono della vita e della morte con enorme poesia. Non si sa se sono vivi o morti. Loro camminano con le loro valigie parlando del mondo, degli angeli, del sole e della luna, esprimendo pensieri altissimi e profondissimi. A partire da questo testo abbiamo registrato anche un film ambientato per le strade di Palermo che abbiamo presentato a Modena alla Sala Truffaut lo scorso anno».

Mi sembra che ci siano delle analogie con altre opere teatrali, penso al Beckett di “Aspettando Godot”.

«Certo, Scaldati è stato molto influenzato da Beckett, Pirandello e dai lavori teatrali sul sogno. Tuttavia rispetto a Beckett il suo testo è più comprensibile».

Com'è la messa in scena?

«Nello spettacolo i due camminano e parlano, muovendosi intorno a dei lumini che invadono il palcoscenico - continua Vetrano. Non si sa se questo sia un cimitero in cui devono tornare o solo un'illuminazione notturna».

Quali sono le analogie e le differenze rispetto al film che vi ha visto protagonisti?

«Fermi restando i dialoghi, è l'ambientazione ad essere diversa» afferma Randisi. «A teatro, per ovvi motivi, tutto è più astratto. Nel film invece ci addentriamo nel cuore di Palermo di notte. Questo è un aspetto molto interessante: è come se Scaldati, attraverso di noi, si avvicinasse alla sua città e ne scoprisse degli angoli ignoti».

Qual è il messaggio di Totò e Vicé?

«I due individui - complementari, contrari e identici - trasmettono in qualche modo quella che è la nostra filosofia del teatro: l'importanza della dialettica, della sintesi tra due persone, che consente di avvicinarsi alla verità». così Randisi. «Ma io e Vetrano siamo pirandelliani e sappiamo che la verità non esiste. Tuttavia attraverso il dialogo, il confronto con l'altro, si può capire di più che ragionando da soli. Abbiamo bisogno dell'altro per essere». —

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