Al teatro Michelangelo va in scena "Ho adottato mio fratello"
Lo spettacolosi confronta proprio sulla polarità tra fratelli, sospesa tra attimi di rivalità e complicità. Bruno e Francesco, dopo la scomparsa dei genitori, sono costretti a vivere insieme nonostante caratteri agli antipodi e da qui una serie di divertenti situazioni.
MODENA. A chiunque abbia un fratello o una sorella sarà capitato di litigarci o scaricargli addosso le proprie colpe di fronte ai genitori. Questo e tanto altro è il contenuto della divertente commedia “Ho adottato mio fratello”, da oggi a giovedì (alle 21) al Michelangelo.
Lo spettacolo, scritto e interpretato da Mirko Cannella, Nicolò Innocenzi, Michele Iovane e Jey Libertino, quattro ragazzi usciti dall’Accademia del Teatro Golden di Roma, si confronta proprio su questa polarità tra fratelli, sospesa tra attimi di rivalità e complicità. Bruno e Francesco, dopo la scomparsa dei genitori, sono costretti a vivere insieme nonostante caratteri agli antipodi.
Un bel giorno Bruno, per risanare le proprie finanze, usurate dal vizio delle calcioscommesse, decide di affittare la vecchia stanza dei genitori. Entreranno così in scena Fausto e Nicola, un siciliano e un pugliese, arrivati nella capitale per studiare.
Ma proprio perché Francesco è all’insaputa di tutto, si formeranno, tra padroni di casa e gli ospiti-intrusi, situazioni comiche che obbligheranno alla fine i due fratelli a confrontarsi. Una commedia che tocca vari temi, la perdita dei genitori, le difficoltà economiche, i pregiudizi nei confronti del “diverso”, il rapporto tra fratelli.
«La commedia è ambientata a Roma - spiega Michele Iovane, uno degli interpreti - e tocca vari argomenti tutti in chiave comica. I nostri spettacoli sono ambientati ai tempi di oggi su temi attuali. E il pubblico oltre a ridere deve portarsi a casa qualcosa».
La commedia approfonisce il tema della relazione...
«È piuttosto complicato confrontarsi con un'altra persona. Qui viene fuori una certa conflittualità tra i fratelli che però faranno di tutto per riuscire a superare vecchie ruggini».
È vero che con la maturità si accettano di più i difetti degli altri?
«È proprio così. Nella commedia si evidenzia la maturazione dei personaggi e, alla fine i fratelli si accetteranno perché si vogliono bene. Succede un po' in tutte le famiglie».
Siete autori e interpreti della commedia. Come è nata l'idea?
«Noi siano due romani, un pugliese e un siciliano e tutto nasce da una storia vera. Raccontiamo ciò che siamo ed è la prima commedia che abbiamo scritto. Ognuno rispecchia perfettamente il suo ruolo».
Chi ha già visto lo spettacolo ha detto che sapete far ridere senza strafare.
«È una bella cosa. Oggi è facile strappare la risata andando sul volgare. Noi siamo un po' all'antica, abbiamo una comicità di situazione ma anche leggera, tant’è che il nostro pubblico è composto anche da adolescenti e intere famiglie».
Cosa volete dire ai modenesi per invogliarli a venire a teatro?
«A Modena arriveremo alla nostra 85esima replica e siamo molto soddisfatti. Voglio invitare tutti a venire a vedere la commedia perché, anche se siamo una compagnia giovane, non vi deluderemo».—
NICOLA CALICCHIO .
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