Danza al Fabbri di Vignola con due classici: Pulcinella e Sagra della primavera
C’è la MM Contemporary Dance Company Coreografi Enrico Morelli e Michele Merola
VIGNOLA. Spazio alla danza al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola: alle ore 21 di oggi la compagnia MM Contemporary Dance Company presenta “La sagra della primavera e Pulcinella”, un programma che fa direttamente riferimento a due mitiche coreografie dei Ballets Russes di Diaghilev. Coreografia Enrico Morelli e Michele Merola.
Il 29 maggio 2013 “Le Sacre du Printemps” di Igor Stravinskij ha compiuto cento anni: dopo lo scandalo suscitato all’esordio, con la prima versione della coreografia, realizzata a Parigi da Vaslav Nijinsky per i Ballets Russes di Diaghilev, la partitura è diventata notissima, tanto da poter essere riconosciuta alla prima battuta. Grande capolavoro musicale, scritto per un organico orchestrale al gran completo, Le Sacre è ispirato ad una antica leggenda slava. Secondo il mitico racconto, ad ogni primavera una vergine doveva essere ritualmente sacrificata, affinché la terra potesse rifiorire. Nella propria interpretazione del Sacre, il coreografo Enrico Morelli si è accostato con profondo rispetto a questa partitura, che ha ispirato i più grandi coreografi del ‘900. Nell'allestimento che ne risulta, si rispecchia un risvolto dell'affannoso dinamismo del nostro tempo. Per combattere antiche e nuove paure, ed esorcizzare il male di vivere che accompagna il presente, ogni occasione è buona per individuare un capro espiatorio.
La prima rappresentazione del balletto Pulcinella è avvenuta all'Opéra di Parigi, nel 1920, ad opera dei Ballets Russes di Diaghilev; le musiche, di Igor Stravinskij, sono ispirate da pagine di G. B. Pergolesi e di altri autori del '600 e '700. A pagine danzanti il compositore imprime il proprio segno: in sintonia con il soggetto, ne fa una garbata caricatura, celebrata per ricchezza di ritmi e freschezza di armonie, esaltata da Leonide Massine, coreografo, e Pablo Picasso, per scene e costumi. Nel realizzare la propria versione, Michele Merola rispetta il passato, e i grandi capolavori, ma si muove per una propria strada. —
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