Gazzetta di Modena

Modena. Viaggio letterario “al maschile” per dire basta al femminicidio

Gabriele Farina
Modena. Viaggio letterario “al maschile” per dire basta al femminicidio

Allo Storchi un reading da un’idea di Loredana Lipperini. Con lei in scena Simona Vinci e Vasco Brondi

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MODENA.  «Sui femminicidi c’è ancora troppa sottovalutazione». L’appello è lanciato da Loredana Lipperini. La scrittrice giornalista presenterà oggi allo Storchi “Uomini che non odiano le donne”. Alle 17 (ingresso gratuito su invito) non sarà presentato un libro e nemmeno uno spettacolo in senso stretto, ma un viaggio nella letteratura presentato in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Signora Lipperini, com’è nata l’idea di questo percorso?

«Da una conversazione con i referenti di Ert. Desideravo raccontare la violenza contro le donne e il femminicidio partendo dall’immaginario che vede ancora il mito del delitto passionale, la legittimità di uccidere la donna. Non si tratta di censurare o criticare, ma di capire il contesto. D’altra parte, l’idea era quella di far parlare autori uomini che hanno assunto o assumono il punto di vista delle donne. Come Roberto Bolaño, l’autore di “2.666”, o Sergio Gonzalez Rodriguez, che ha scritto “Ossa nel deserto”. Un altro è Stephen King, che non da poco si occupa di violenza contro le donne. Così ho voluto raccontare come esistano uomini che non odiano le donne. L’idea prevede siano gli ospiti (oltre all’autrice, Simona Vinci e Vasco Brondi) a scegliere i brani. Non si parte tanto dalla cronaca e non si ripetono i numeri atroci dei femminicidi, ma si cerca di capire se sia possibile cambiare».

I giornali come possono contribuire?

«La responsabilità è molto alta, purtroppo. Non mi dimenticherò mai un quotidiano locale, che una decina di anni fa sul caso di Francesca Baleani, la donna buttata in un cassonetto, scrisse virgolettando “Non troverà mai più un uomo che l’ami”. Quando si parla di amore si dice ancora “delitto passionale”. Frasi come “L’ho uccisa perché l’amavo” compaiono ancora sui titoli dei giornali. Bisognerebbe partire dalla prevenzione, portando l’educazione sentimentale nelle scuole, ricucendo così i rapporti futuri. Purtroppo non si può fare o ci sono i gruppi fondamentalisti cattolici che denunciano».

Esistono donne che odiano le donne?

«Non si nega che esistano situazioni diverse. Sarebbe un’aberrazione dire che le donne siano buone per natura. I numeri però dicono che le 65 donne uccise nei primi nove mesi del 2018 sono state uccise da compagni o ex, mariti, fidanzati. Bisogna chiedersi perché, senza santificare le donne né rendendole vittime né negando che ogni relazione possa portare una forma di violenza».

I testi saranno letti dagli allievi della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro. Un segno di educazione?

«Sì, sono felice della presenza dei ragazzi per raccontare i grandi scrittori che si sono messi dal punto di vista delle donne. Bisogna comprendere che quando ci si occupa di diritti delle donne ci si occupa di diseguaglianza. È una battaglia delle donne e anche degli uomini».

Qualche consiglio per spingere le donne a denunciare la violenza?

«Ai segnali di violenza vanno abbandonate le relazioni. L’importanza è non sottovalutare gli episodi, come purtroppo accade ancora. Ci sono anche scrittori uomini che sottovalutano il femminicidio e irridono il termine: tutto ciò non va bene». —
 

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