“Le Villi”, originale proposta convincente in ogni parte Un successo al Comunale
modena. Puccini compose la sua prima opera appena diplomato e per il concorso bandito dall’editore Sonzogno. Presieduta da Ponchielli, la commissione non ritenne “Le Villi” neppure degna di una...
modena. Puccini compose la sua prima opera appena diplomato e per il concorso bandito dall’editore Sonzogno. Presieduta da Ponchielli, la commissione non ritenne “Le Villi” neppure degna di una menzione. Abbaglio o strategia? Più recentemente, alcuni musicologi hanno avanzato l’ipotesi che Giulio Ricordi, su segnalazione di Ponchielli, avesse posato gli occhi sul giovane Maestro e così Ponchielli, in combutta con Faccio, fece in modo che non vincesse e finisse nella scuderia del concorrente. Immediatamente dopo, fu organizzata un’esecuzione al piano a casa del giornalista Marco Sala e, grazie ad una sottoscrizione, “Le Villi” andò in scena al Teatro Dal Verme il 31 maggio 1884. Fu un successo e Giulio Ricordi propose a Puccini una collaborazione per 200 lire al mese. L’allestimento proposto dal “Comunale” con la “Fondazione Teatri di Reggio Emilia”, è stato convincente in ogni sua parte; si è avvalso delle scene di Giacomo Andrico, essenziali e vagamente ispirate ai quadri di William Turner, illuminate con creatività e sapienza da Mauro Panizza. All’interno di esse si sono mossi non senza difficoltà, data l’inclinazione imposta al palcoscenico, cantanti e ballerini abbigliati da Andrea Grazia. La regia di Cristina Pezzoli ha reso l’opera più vicina al nostro sentire con una visione anche cinematografica, evidente nel secondo atto attraverso la voce fuori campo, la statua cimiteriale realizzata da Alessandro Baronio e l’ambientazione lattiginosa e spettrale. Ben preparato dal nostro Stefano Colò la massa corale, mentre a dirigere la “Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti” è stata la mano sicura di Pier Giorgio Morandi, attenta ad evidenziare i colori e le armonie pucciniane “in nuce”. Per le voci, Alberto Gazale ha vestito i panni di Guglielmo Wulf, Matteo Lippi quelli di Roberto e Maria Pia Piscitelli ha interpretato la prima eroina pucciniana: Anna. Questo personaggio, infatti, presenta già tratti ritrovabili nelle successive protagoniste del Maestro. Delicata l’esecuzione di “Se come voi piccina io fossi”, così come intimamente sentito il duetto con Roberto (“Tu dell’infanzia mia”), intonato da Matteo Lippi: tenore dalla vocalità squillante, ma sempre impegnata a curare il fraseggio. La preghiera di Guglielmo (“Angiol di Dio”) cantata da Alberto Gazale con voce potente anche nel registro acuto, presenta una melodia tratta dal “Salve Regina” del 1832 e ripropone i due temi già accennati dall’orchestra in apertura. Il secondo atto è stato introdotto da una sezione sinfonica divisa in due tempi: l’Abbandono e la Tregenda. Dopo alcune battute di recitativo, Guglielmo canta “Anima santa, della figlia mia”, nella quale invoca vendetta; il momento successivo è la scena drammatica e dalla romanza di Roberto. La parte centrale è occupata da “Torna ai felici dì” nella quale Matteo Lippi ha reso efficacemente il travaglio del protagonista e mostrato le proprie qualità vocali. Il ritorno delle Villi, guidate da Anna che appare sulla scena gridando “Non son più l’amor, son la vendetta”, è il momento in cui Puccini mette in rilievo l’aspetto malvagio dalla protagonista. Ottima l’interpretazione di Maria Pia Piscitelli nell’eseguire i picchi di tessitura che contraddistinguono questa parte. L’opera si conclude con le coreografie di Fernando Melo, realizzate dai danzatori della “Agora Coaching Project”, che con sensibilità moderna ben hanno realizzato il carattere sinistro e minaccioso delle Villi a trascinare il protagonista nel gorgo mortale della vendetta. Applausi convinti, anche se il teatro meritava il “sold out” per la proposta non di routine. —
Massimo Carpegna
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