Così il “green thriller” renderà più verde la città con otto giovani querce
É il primo caso di finzione divenuta realtà che possiamo registrare come effettivamente avvenuto. Uno scrittore, Ludovico Del Vecchio, si è inventato il green thriller, un genere letterario che trova...
É il primo caso di finzione divenuta realtà che possiamo registrare come effettivamente avvenuto. Uno scrittore, Ludovico Del Vecchio, si è inventato il green thriller, un genere letterario che trova appoggio presso una casa editrice nazionale, ha dato vita, sulla carta, alla “Compagnia delle piante”, titolo del primo dei suo libri di genere, eppoi le ha dato vita vera, trasferendo la finzione letteraria in un’azione green che si terrà sabato al parco della Repubblica. A partire della 10 verranno piantate otto giovani querce donate dall’autore modenese alla città, nel corso di una cerimonia del tutto sui generis: nel verde del parco verrà data lettura di alcuni brani tratti dai suoi libri, “La compagnia delle piante” e “La cura degli alberi”, alternati a brani suonati dal fisarmonicista Claudio Ughetti. A seguire una chiacchierata con gli arboricoltori Davide Borghi e Stefano Lorenzi.
Come è nata questa iniziativa?
«Dopo aver dato voce alla crociata botanica (notturna) del poliziotto in crisi Jan De Vermeer volevo fare qualcosa anche alla luce del sole. E se Jan colonizza nottetempo rotonde abbandonate con il suo guerrilla gardening, credo che sia arrivato il momento di estendere il movimento, fargli fare un salto di qualità. Piantare alberi è bellissimo. Sapere che anche altri in futuro godranno dell'ombra delle otto querce è fantastico. Gli alberi migliorano le città. Viene dimostrato persino un abbattimento della criminalità laddove ci sono aree verdi ben tenute».
Va’ dove ti porta il green. E dove porta?
«Il green porta tanto più in là. Diventa una filosofia di vita, l'unica speranza per un pianeta in bilico. Mi permette di interagire con persone interessanti. Ho conosciuto per primo il professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura alla facoltà di Firenze. Gli sono piaciuti i miei thriller, io ho apprezzato la sua opera di divulgazione, è nata un'amicizia che continua e che mi onora. Sono sorte così presentazioni condivise mescolando fiction e informazione scientifica».
Davide Borghi e Stefano Lorenzi sono due professionisti di un nuovo approccio per la cura delle piante. Come li hai conosciuti?
«Sempre merito al professor Ferrini, altri nuovi amici presentati dal mondo botanico, in questo caso due arboricoltori, anche loro divulgatori del verde arboreo ma anche medici delle piante nella pratica quotidiana. Si occupano della cura degli alberi ogni giorno, arrampicandosi sulle piante da provetti tree climber».
Stai scrivendo il seguito de “La cura degli alberi“, si conclude qui la trilogia?
«Di sicuro questa saga dei green thriller continuerà. Appassiona e mi appassiona. Il prossimo, “Il movimento delle foglie”, sarà in libreria, sempre edito da Elliot, nel giugno 2019». —
Cristiana Minelli
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