Mirandola. Al Polo Levi Montalcini le esperienze creative di noti artisti ferraresi
Nel Foyer dell’Aula Magna le opere di scultura, pittura e grafica di Cestari, Goberti, Guidi, Volta, Maurizio Bonora e Sergio Zanni
MIRANDOLA Tre pittori e tre scultori, per la mostra di artisti ferraresi nella città di Giovanni Pico, fino al 9 dicembre, nel Foyer dell’Auditorium “Rita Levi Montalcini”. Si tratta di artisti che “si sono formati - nota il curatore Domenico Difilippo - in quel clima culturale di Palazzo dei Diamanti, dove il compianto Franco Farina realizzò, dal 1963 al 1993, straordinarie mostre di maestri storici ed emergenti”. Interprete dell’Orlando Furioso è Maurizio Bonora che presenta una serie di disegni del teatro ariostesco e una grande testa, in cemento patinato, di Angelica, che acquista le caratteristiche di un pulpito, su cui si ha la possibilità di salire per declamare la poesia di ogni tempo.
Tra figurazione e “art autre” si svolge la ricerca di Gianni Cestari che impiega, con disinvoltura, olio, inchiostri, pastelli e acrilici. Un colore che, con risvolti curiosi, è essenza e presenza delle cose e dell’uomo. La pittura è anche conoscenza interiore. L’artista è autore di tavole e illustrazioni per libri.
Acquista una dimensione astratta l’opera di Gianfranco Goberti (già docente e preside presso l’Istituto d’arte “Dosso Dossi” di Ferrara, segnalato Bolaffi da Gillo Dorfles nel 1978) che sottende aspetti di particolari di oggetti, di piccole realtà che l’artista indaga e ritaglia con una sguardo penetrante e attento per pervenire ad una intensità di linguaggio razionale. Terracotta e altri materiali, come ferro e legno, sono la sostanza delle sculture di Gianni Guidi che è anche pittore.
Eleganti orditure e abili innesti caratterizzano le sue sculture che, tra articolazioni di intrecci a trame, si offrono, con disarmante candore, come immagini magiche, simboli alchemici. Di vivace ingegnosità sono le architetture industriali di Paolo Volta (è anche direttore della Galleria “del Carbone”) che connota, con accorto razionalismo, l’impianto strutturale di un’atmosfera metafisica, di un tempo precario che getta una luce curiosa in luoghi in cui l’artista pare scoprire i cambiamenti della vita sociale.
E’ l’uomo al centro della scultura di Sergio Zanni (ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2011, e alla Biennale internazionale di scultura di Racconigi), autore di opere monumentali in luoghi pubblici. La sua scultura è un modello di penetrante finezza che rappresenta la figura umana in un atteggiamento persino di dolcezza, di meditazione, quasi di contemplazione. Una tenerezza di immagine che si nutre d’argilla, in un racconto denso di sentimenti, che pare conciliare il triste e il tenero, il commosso e il solenne. —
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