Sturmtruppen compie 50 anni Bologna celebra il modenese Bonvi
Da oggi al 7 aprile rassegna dedicata al fumettista modenese Franco Bonvicini geniale disegnatore delle strisce pubblicate in 20 paesi e tradotte in 11 lingue
BOLOGNA. È il 1968 quando Bonvi (Franco Bonvicini), allora 27enne, si siede al tavolo di un’osteria modenese per dare vita alla prima striscia di Sturmtruppen, lo sconquassato esercito che gli procurerà vasta notorietà nel mondo. Proprio in quell’anno il modenese è vincitore del concorso, come migliore esordiente, del giornale “Paese Sera” per il quarto Salone dei Comics di Lucca. Il suo fumetto antimilitarista proseguirà con tante storie, fino al 1995, quando Bonvi sarà vittima di un incidente stradale a Bologna. Le sue strisce saranno pubblicate in 20 paesi e tradotte in 11 lingue, tra cui il russo. Così l’Unione Sovietica accoglie il primo fumetto straniero.
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A celebrare la sua travolgente creatività, già dagli esordi, è la mostra “Sturmtruppen 50 anni”, che Genus Bononiae - Musei nella Città e Fondazione Carisbo propongono da oggi, in collaborazione con Eredi Bonvicini, fino al 7 aprile (da martedì a domenica 10-20) a Palazzo Fava, in via Manzoni 2. «Mi dispiace - dice Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae - di non aver conosciuto Bonvi che è un vero artista. Lo si può vedere dalle sue opere che costituiscono una sorpresa per tutti». La rassegna di circa 250 opere, in gran parte inedite, provenienti dall’Archivio Bonvicini, è a cura di Sofia, figlia di Bonvi, e di Claudio Varetto con un percorso che offre la dimensione di un geniale creatore di storie che, non solo con Sturmtruppen, mette in luce una vena creativa genuina e continua. «La mostra, con una rigorosa selezione, vuole portare alla luce - sostiene Sofia, che è stata, nel 2011, progettista del Bonvi Parken a Modena - il fumetto alla forte valenza d’arte che gli compete. Un ringraziamento a mio padre che ha lasciato in eredità pezzi di carta belli e di valore culturale, ma soprattutto la memoria delle persone che mi hanno voluto bene».
Le Sturmtruppen con soldati tedeschi impegnati in battaglie senza sosta nel secondo conflitto mondiale, sono le più conosciute in Italia e all’estero. Una simpatica, godibile parodia della vita militare e del nazismo, di ludica e vitalistica rappresentazione, con andamenti deformati di soldaten, sergenten, capitanen e generalen e cuoken nelle trincee, senza ignorare il fiero alleaten Galeazzo Musolesi, unica figura che ha una identità. Il magistrale segno gli permette di individuare in personaggi di inconfondibile fisionomia, il tessuto di una situazione storica, fatto di violenza. A determinare la scelta di azioni di soldati non è, forse, estranea la sua esperienza del servizio militare, nel 1962-63, come sottotenente di complemento di fanteria carrista a Caserta.
Non ha dubbi lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi sulla straordinaria genialità di Bonvi. «Ho avuto la fortuna di vederlo lavorare nel suo studio a Roma a Trastevere, e mi ospitò nel suo delizioso appartamento, perché avevo uno scavo a Lavinium con i miei ragazzi dell’Università Cattolica. E quando era a Bologna, mi fermavo anche nel suo studio di via Rizzoli. I suoi soldati tedeschi non avevano nulla a che vedere con le atrocità, senza precedenti, in Germania. Ha rappresentato l’altra faccia della storia militare, il fango, la neve la difficoltà di dovere resistere a tutto questo. Bonvi è il rappresentante di quella gente che negli anni Sessanta, pur con tutti i disastri della guerra, faceva l’Italia migliore degli altri Paesi, nel cinema, nella musica, nella cultura». Tanta irriverenza si riflette nelle sue strisce che coniugano il grottesco, l’ironia e la satira. Una dissacrazione nei confronti del potere militare, e di condanna per l’insana logica della guerra. —
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