Gazzetta di Modena

“Italiani si rimane”; Con Severgnini (auto)biografia di una generazione

Maria Vittoria Melchioni
“Italiani si rimane”; Con Severgnini (auto)biografia di una generazione

Al Forum eventi di Modena. Dal ‘79 ad oggi ecco come è cambiato il mondo. Lo scrittore alle 17.30 al Monzani col suo libro

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MODENA. Vent'anni dopo il grande successo di “Italiani si diventa”, Beppe Severgnini scrive quello che a Hollywood chiamerebbero “sequel”: “Italiani si rimane” edito da Solferino e presentato oggi al Bper Forum Monzani alle 17.30. Il direttore di “7” e vicedirettore del Corriere della Sera ripercorre i suoi 40 anni di carriera, giungendo alla conclusione che, dopo aver girato il mondo, il nostro Pease resta ancora “the place to be”. Un'autobiografia fatta da tante short stories i cui personaggi sono i grandi e piccoli protagonisti delle cronache dei suoi incontri e di riflessioni sulle tante città in cui ha vissuto (Londra, New York tra le altre) cercando di ritornare alla sorgente pura, alla fonte del giornalismo, quello vero e non quello inquinato dalle fake news. Se nel primo libro Severgnini ripercorreva la sua infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza, in “Italiani si rimane” facciamo conoscenza con il Beppe adulto.

Com'è cambiato Severgnini in questi vent'anni?

«Sono arrivato ad un'età in cui mi piace vedere crescere gli altri, sono meno “egoriferito” di un tempo, sempre giornalisticamente parlando. Amo trasferire ciò che ho imparato ad altri, non so se sono un giornalista migliore, ma sicuramente una persona migliore, molto legata alla sua città, orgogliosa delle sue radici, senza viverle come catene».

Gli Italiani invece si sono evoluti o involuti?

«Evoluti, sicuramente. Noi continuiamo a raccontare il nostro Paese come se fosse sull'orlo del baratro e al di là del fatto che succedono cose “bizzarre”, dobbiamo guardarci in giro: la Francia è messa a ferro e fuoco dai gilet gialli, l'Inghilterra con la Brexit si sogna la nostra “mini-recessione”. E lo dice uno che non è mai stato tenero con chi ci governa. I leghisti manifestano in piazza a Roma, i Cinque Stelle a Torino, ma nessuno pensa alla guerra civile. Continuiamo a pensare che l'Italia sia il compendio di tutti i disastri del mondo, ma non è assolutmente vero. Dobbiamo sistemare un sacco di cose e questo governo mi preoccupa per la sua leggerezza e per la sua incompetenza, ma non siamo assolutamente un Paese sull'orlo del baratro. Gli italiani sono resilienti, con tutte le accezioni che la resilienza ha, compreso il menefreghismo, con una saggezza preterintenzionale».

Cosa ci distingue quindi dagli altri Paesi?

«Gli americani e gli inglesi prendono molto seriamente i loro governi, che in teoria è una buona cosa. Noi siamo più scettici e in momenti come questo, è un bene».

L'Italia è una delle nazioni in cui vengono usati di più i social media, è un bene o un male?

«È accaduto. Bisogna prenderne atto senza farsi tante domande ed imparare a conviverci. Credo che una volta passata la fase dell'irresponsabilità assoluta odierna, la gente comprenderà. La legge certo deve fare la sua parte perché non è possibile finire in galera per qualche sciocchezza che scrivi sul giornalino della parrocchia e restare impunito se minacci di morte qualcuno sul web».

“Italiani si rimane” non spiega solo le trasformazioni nei media a cavallo tra due secoli: parla del tempo che passa, del legame con la terra e la famiglia. Il libro è un viaggio dentro il cambiamento: personale, professionale, nazionale. —
 

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