A Modena “Joie de vivre”: universo vegetale interpretato da canto e danza
Lo spettacolo al teatro Storchi con un importante cast internazionale
MODENA. “Joie de vivre”, coproduzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Comunale Luciano Pavarotti e Compagnia Simona Bertozzi| Nexus, debutta domani e sabato, 14 e 15 dicembre, al Teatro Storchi di Modena. Lavoro polifonico e denso “Joie de vivre” è un pensiero in forma coreografica che si rivolge all’universo vegetale, che guarda alla dimensione vitale nel suo atto generativo, comprensivo di punti di luce ed oscurità.. Lo spettacolo rientra nel ciclo di proposte per il triennio 2018-2020 di riflessione sulle forme e sui linguaggi teatrali attuato da Emilia Romagna Teatro Fondazione nel quale si cala la rassegna teatrale di quest’anno incentrata sul “guardarsi intorno”.
«La collaborazione con la danza - dice Claudio Longhi direttore di Ert - nasce dalla necessità di creare un osservatorio di mutazione dei linguaggi teatrali in questo tempo presente tanto critico quanto fertile, nel quale il teatro si sta avviando ad una chiusura con il ‘900 e con i suoi modelli. In questo processo il teatro di prosa trae beneficio dalla danza, specialmente attraverso la figura del coreografo che funge da punto di riferimento per capire il ruolo del regista».
Un cast internazionale composto da quattro danzatori e due cantanti, specializzati nel canto difonico, calcheranno il palco del Teatro Storchi fornendo una narrazione che trova le proprie radici nell’elemento energetico e primordiale della natura. Una tenacia, una forza naturale che può aiutare ad osservare lo spazio di contemporaneità e prendere posizione nei confronti di esso.
«”Joie de vivre” - sottolinea Simona Bertozzi, coreografa e ideatrice del progetto - non è un’opera incentrata sulla felicità ma bensì concentrata sul processo, su quello spazio in cui organico e inorganico trovano la propria propulsione e nel compiere ciò generano un deterioramento. La felicità diviene un evento da esperire nella ricerca, gli approdi non sono uniformi e non si ritrovano nell’armonia o nell’ordine, conservano l’urgenza elementare della propria esistenza in un agire fatto di gesti frammentati e ritmici la cui origine vegetale è nella profondità dei corpi e nell’accoglienza della musica».
«Definibile come “teatro sonoro” più che danza - afferma Francesco Giomi che si è occupato di regia del suono e musiche - “Joie de vivre” non è imitazione della natura ma è una ricerca in cui il modello vegetale viene utilizzato come sottotesto per produrre umanità in scena. Questa scelta si riscontra tanto nelle coreografie quanto nelle tessiture musicali che propongono e accompagnano questa fisicità, per le quali la natura è generatrice di modelli e non di materiale sonoro in sé. La forte componente dialogica della messa in scena, dialogo interdisciplinare tra teatro, danza e musica e tra realtà naturale e umana, è possibile grazie al sottotesto vegetale».
“Joie de vivre” appare come un elogio dell’intelligenza vegetale che permette la nascita di una criticità della crisi attuale, è un luogo di sperimentazione in cui decostruire il punto di vista antropocentrico e assieme all’esplorazione di soluzioni inedite di movimento esplorare visioni inedite e inattese della realtà. —
Maria Teresa Vannini
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