La Bibbia “riveduta” dagli Oblivion: un ciclone di comicità e musica
Stasera all'Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, domani al teatro Mac Mazzieri di Pavullo L’incontro fra Dio, Gutenberg e Gesù scatena discussioni esilaranti...
DANIELE MONTANARI
Irrompe il ciclone Oblivion nell'atmosfera pre-natalizia, con un musical comico di ispirazione “religiosa” (stasera alle 21 all'Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, domani al teatro Mac Mazzieri di Pavullo) che promette faville.
Nell'ambito della stagione Ater va in scena “La Bibbia riveduta e scorretta”, che segna un salto nella produzione del gruppo: non più parodia, ma spettacolo originale scritto (Calabrese, Scuda e Vagnarelli) e musicato (Scuda) in proprio.
Una bella sfida per il team composto da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni (anche coreografa), Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, per la regia di Giorgio Gallione (produzione Agidi srl).
Lo spunto è geniale: nella Germania del 1455 Gutenberg dopo aver inventato la stampa si vede bussare alla porta un Signore, anzi il Signore, con un'autobiografia manu-scolpita che chiede di pubblicare. Lui fiuta il primo best seller della storia, la Bibbia.
Ma sul “come”, nasce il primo spassoso confronto tra autore ed editore. Autori anzi, perché a un certo punto irrompe Gesù con un Nuovo Testamento di idee totalmente diverse, dando vita a un acceso dibattito Padre-Figlio su cosa scrivere.
Scuda, come vi accostate al tema “religioso”?
«Con follia e sconsideratezza: la parte maschile del gruppo cresciuta con educazione religioso-parrocchiale con questo show meditava la sua “vendetta”. Ma continuano ad arrivarci complimenti di preti e catechisti entusiasti: un disastro. Scherzi a parte, questo è un approccio ateo dove Dio e Gesù sono chiaramente visti come personaggi da favola, per questo possiamo lanciare provocazioni».
Com'è il confronto Dio-Gutenberg?
«Un braccio di ferro: l'editore cerca in ogni modo di trasformare quello che lui considera un insieme di storie scollegate e bizzarre in un vero e proprio best seller, scartando parti e rimaneggiandone altre».
E quello Dio-Gesù?
«Scoppiettante: nel dibattito tra Dio e Guntenberg irrompe questa figura adolescenziale contestatrice del padre, ed è la benzina dello spettacolo. È scontro teologico-stilistico (“Tu sei troppo verboso con i 613 precetti del Talmud e i 10 Comandamenti: io sintetizzo tutto nell'unico comandamento dell'amore” gli rinfaccia Gesù), narrativo (“Io ho un sacco di storie, tu hai la stessa ripetuta quattro volte nei Vangeli” ribatte il Padre) e musicale (Dio usa arie classiche per esprimersi, massimo rock anni '70, mentre Gesù va giù duro col rap). E la resa è spassosa».
Lei ha scritto le musiche: cosa rappresenta per il gruppo il primo lavoro originale?
«È stata una grande sfida: prima distruggevamo testi e musica d'altri, con successo. Volevamo vedere se potevamo divertire anche con qualcosa di tutto nostro che non esisteva prima, e dai commenti del primo mese direi che ci siamo riusciti. E' un livello superiore, un passo verso la maturità, e sta generando un entusiasmo oltre le previsioni. Sono 22 brani che rappresentano un grande atto d'amore per il musical: ci sono dentro anche tante citazioni a mo' di cruciverba (Jesus Christ, Fantasma dell'opera...), altro divertimento per chi le saprà cogliere».
Pensate anche a un cd?
«Sì, vorremmo farlo: c'è molto ritmo, con mitragliate di parole rap che meritano il riascolto». —
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