Gazzetta di Modena

centro studi muratori 

Omaggio a Vanni Viviani L’arte è un pomario tra dolcezza e malizia

Michele Fuoco
Omaggio a Vanni Viviani L’arte è un pomario tra dolcezza e malizia

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. La mela al centro della produzione pittorica e scultorea del mantovano Vanni Viviani (1937 - 2002), di cui è stata allestita una mostra, fino al 24 dicembre, al Centro Studi Muratori. E’ singolare come il frutto riesca a stabilire abili innesti con i luoghi cari all’artista, come Ca’ di Pom, la casa-studio a San Giacomo delle Segnate che Vanni dona nel 2002 alla Fondazione Banca Agricola Mantovana perché diventi un Centro Culturale e Museo a lui intitolato. Altri luoghi sono Pisa, e con 15 opere, nel 1998, di “Pisaneide”, immagina la caduta della Torre quasi sommersa dalle mele; Roma con la piazza di Spagna, Verona con l’“arena stellare”.

Tante memorie culturali, con rimandi alla mitologia (Pomo d’oro di Paride), alla grande arte (Piero della Francesca, Leonardo, Magritte). Nella sua ambiguità la mela si offre come simbolo erotico, forma di conoscenza e perdizione, di piacere e timore, di stimoli e desideri sotterranei. L’immagine si trasforma in maliziosa dolcezza e voluttuoso incanto. La mela diventa “ebbrezza di sensi” nel rapporto con l’uva, messaggero, icona padana, frutto celeste, “non pomo della discordia” ma del dialogo con “architetture sognanti” e pure con le archeologie. E nelle sculture si propone, come il volto del desiderio, il segreto di Venere, simbolo “sensuale cosmico”. Il pomario avvera incontri straordinari, nella rappresentazione dei “figli della luna”o delle stelle.

Alle sue opere Viviani conferisce una disincantata visione onirica, surreale, che fa assumere alla scena anche una dimensione metafisica. Numerose le esperienze dell’artista, sin da giovane, quando si trasferisce a Bolzano, poi a Parma e Milano, in via Brera. Negli anni ’70 ha uno studio anche ad Albissola per confrontarsi con la ceramica. Seguiranno viaggi in Sud America e, nel 1995, l’Alitalia lo invita a presentare la mostra “The Big Apple” all’aeroporto Kennedy di New York. Nella saletta i lavori, a carboncino o biro, di Giuseppe Fulvio Mauro. La resa è quasi fotografica. Da abile disegnatore, l’artista bolognese è capace di conferire all’immagine una minuziosità di particolari. Un operare certosino che si manifesta nelle nature morte con melograni, ma anche nei paesaggi con l’airone lungo il Po, neve e ghiaccio sulle barche, nel disagio che crea l’acqua alta, nel gregge che pascola o rientra all’ovile. —

Michele Fuoco

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google