Gazzetta di Modena

Modena, Cleide Bartolotti nominata “scrittrice dell’anno”

Ombretta Guerri
Modena, Cleide Bartolotti nominata “scrittrice dell’anno”

La rivista online Pangea consacra la lunga militanza letteraria dell'autrice, originaria di Domodossola, ma da molti anni residente in città

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MODENA. Secondo l’importante rivista culturale online Pangea (“rivista avventuriera di cultura&idee”) è Cleide Bartolotti (nella foto durante un incontro), modenese d’adozione, la scrittrice dell’anno grazie al suo ultimo libro “L’Uovo di Legno - di Cleide” (Ed. Il Vicolo). L’editoriale di Pangea parla in modo entusiastico della qualità letteraria e di scrittura di Cleide, definendola un “talento solido”. Cleide Bartolotti è nata nel 1940 a Domodossola e vive da tempo a Modena.

Ha pubblicato “Nel silenzio di quel giorno giunto alla fine” (Ed. Casa Rosa 1995), una serie di racconti come “Fiorile 1798” (Rivista Ossolana 1998), “La sposa” (Ed. Comedit 2000. 1999), il romanzo “Camionabile Scutari” (Ed. Comedit 2000. 1999), “La valigetta blu” (Guaraldi 2017).

Con l’editore M.me Webb ha pubblicato i romanzi “Le scarpe degli altri” (2006), “Una selva di passi” (2007), “Di’ a fra Dolcin che s’armi” (2012).

L’ispirazione per l’ultimo romanzo della Bartolotti arriva dalla “Lettera scarlatta” di Hawthorne e sono quattro le vicende che si intrecciano, tutte rigorosamente “al femminile”: in Normandia nel 1770; in Svizzera nel 1833; in Ohio nel 1939 fino ad arrivare a Modena nel 2008.

L’Uovo di legno è un oggetto che riporta alla tradizione dei Templari, si trattava di un oggetto magico o quasi, addirittura mistico. Lo scrittore Davide Brullo, che ha curato la postfazione del romanzo scrive: «La letteratura è un labirinto, una forma artificiale, protetta dal Minotauro. All’interno del labirinto di Cleide c’è un uovo di legno. Nel medioevo aveva un significato ben preciso per i Templari. L’uovo è il simbolo della vita, di legno simboleggiava la morte e il passaggio a un’altra vita».

«In Cleide - continua Brullo - non c’è traccia di malizia, non c’è trama imbevuta nel veleno, a soffocare gli occhi e la lingua, che si muovono come ragni…La concretezza narrativa è tale che non c’è necessità di lettori, di sacrifici. La delicatezza narrativa di Cleide, “da camera”, quasi marziana, è per accoliti - va bisbigliata». —
 

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