Diventa musical una favola famosa per riflettere sulla diversità
A Carpi “Il Principe Ranocchio” dei fratelli Grimm in una trascrizione di Melina Pellicano
CARPI. “Il Principe Ranocchio” è il musical (liberamente tratto dalla fiaba dei fratelli Grimm) in scena, alle 16 del 6 gennaio, al Teatro Comunale. Testi, scenografie e regia di Melina Pellicano e con Marco Caselle, Noemi Garbo, Umberto Scida, Gea Gambelli, Saulo Lucci, Marianna Bonansone. La storia è ambientata in un castello incantato dove vive una bellissima principessa di nome Lilian. Un bel giorno, Lilian, passeggiando vicino ad uno stagno, viene sorpresa da un ranocchio che tenta di baciarla e, presa dallo spavento, lascia cadere nello stagno una palla dorata a lei molto cara.. Il ranocchio Frog è in realtà un principe, vittima del sortilegio della potente strega Baswelia che lo ha trasformato in un ranocchio. L’incantesimo potrà svanire se il ranocchio riuscirà a farsi baciare da una fanciulla e solo allora potrà tornare ad essere come prima. Frog promette a Lilian di recuperare la palla dorata caduta nello stagno ed in cambio chiede alla principessa di essere accompagnato a palazzo. Il principe ranocchio, aiutato dal fedele e eccentrico servo Gerard, proverà a conquistare il cuore della principessa, ignaro di ciò che Baswelia trama per ostacolarlo. «Nel riscrivere la storia - dichiara Melina Pellicano - ho voluto dare un caratterizzazione particolare ad ogni personaggio inventato, tanto da pensarli come dei caratteri da film d’animazione, con una forte personalità, caricaturali, ironici e con un tocco di follia che li rendesse meno umani e più eccentrici, come se fossero disegnati». L’intento della regista è stato quello di riscrivere la fiaba facendo emergere soprattutto l’ironia come elemento ricorrente, attraverso personaggi e aneddoti divertenti e imprevedibili. Tutto ciò aiuta a sottolineare con leggerezza un tema di importanza sociale quanto mai attuale: la diversità come valore e come ricchezza e non come qualcosa di cui avere timore. «Ciò che non ci è familiare ci fa paura e ci destabilizza - conclude la regista - Al contrario, se guardassimo con interesse alla diversità, potremmo scoprire delle possibilità che non farebbero altro che arricchirci». Melina Pellicano firma anche le coreografie, mentre le musiche sono di Marco Caselle, Stefano Lori e Gianluca Savia e le liriche di Marco Caselle. I costumi sono di Marco Biesta, le scene sono disegnate e realizzate da Vanni Coppo e Renato Ostorero mentre gli effetti speciali sono curati di Alessandro Marrazzo. —
Nicola Calicchio
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